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ROMA (RM)
Gli Espressionisti 1905-1920
dal 5-10-2002 al 2-02-2003
Un momento magico questo per Roma: le mostre sono cosi' numerose
e straordinarie che c'e' veramente l'imbarazzo della scelta.
Quella forse piu' ricca di capolavori la troviamo al Complesso
del Vittoriano dove e' stata organizzata una rassegna sugli
Espressionisti. Ho un metro per considerare importante una
mostra, e' quando non solo riesce a stupirmi, ma quando riesce
a farmi comprendere qualcosa che dallo studio e dalle visite
ai musei mi era sfuggito. Nel caso di questa rassegna ho trovato
assolutamente rivelatori gli accostamenti, forse anche grazie
all'interessamento personale della prof. Maria Teresa Benedetti,
che ha seguito l'allestimento e con cui ho avuto il privilegio
di visitare le sale. L'intelligente montaggio delle opere
ha evidenziato tutte le reciproche influenze che gli artisti
di correnti apparentemente opposte hanno subito all'inizio
del Novecento. Il Picasso delle 'Signorine d'Avignone' (1907)
con la sua scoperta dell'antigrazioso e dell'arte africana
e' sullo stesso piano della belva (fauve) Matisse che usa
gli audaci accostamenti di blu e rosso, arancio e viola per
reagire all'Impressionismo. Entrambi questi artisti, passando
per il segno disperato di van Gogh e l'esotismo di Gauguin,
vengono rielaborati dal gruppo degli Espressionisti che dall'uno
prendono la stilizzazione dell'arte primitiva, dall'altro
i violenti colori puri. Tutto cio' viene poi ri-pensato nelle
brume di paesaggi senza sole, ma che anelano a scendere fino
all'esotico sud. Centocinquanta lavori ripercorrono sin dalle
loro origini l'itinerario del gruppo Il Ponte (Die Br?cke)
e del Cavaliere Azzurro (Blaue Reiter). La rassegna poi si
perfeziona con le opere dell'Espressionismo degli anni venti,
da Grosz a Otto Dix, per intenderci. Indimenticabili comunque
sono certi ritratti e certi paesaggi di Kirchner, Pechstein,
Schmidt-Rottluff ed Heckel, con i loro colori forti e puri
e, per l'epoca, audaci e innovativi. Rivelatori anche sono
le opere di Kandinskij, Macke e Paul Klee che ci mostrano
quanto lunga e accidentata sia stata la strada che ha percorso
l'arte non figurativa. Le premesse stilistiche del movimento
che abbiamo gia' detto non solo derivate dalla pittura di
van Gogh e di Gauguin, ma anche da quella di Munch e di Ensor,
si rivelano ancora di piu' in tutta l'arte grafica di cui
e' ricca questa rassegna. Soprattutto le xilografie, con i
loro segni brutali incisi nel legno, e le acqueforti o le
puntesecche, che graffiano la lastra, non solo per esprimere
la drammaticita' di un conflitto ma forse anche per un bisogno
di rinnovamento della pittura. Come si sa l'Espressionismo
non e' stato un movimento in senso stretto, ma un flusso impetuoso
di rivolta che percorse tutta la Germania raccogliendo intorno
a se' artisti di varie tendenze nella speranza di una profonda
rinascita sociale e culturale. I segnali di crisi ripetutamente
lanciati dagli artisti, non restarono al chiuso dei loro studi
ma, riuscirono a circolare liberamente attraverso la letteratura,
il teatro e le mostre. Nonostante la grandezza di un Thomas
Mann in Germania, di Robert Musil in Austria, di Henrick Ibsen
in Norvegia e di Luigi Pirandello in Italia, che denunciarono
attraverso le loro opere una societa' ipocrita e repressiva,
tocco' alle arti figurative tuttavia, il compito di esprimere
con maggiore coraggio e forza il disagio di quella societa'
di inizio secolo. La mostra, curata da Magdalena Máller,
direttrice del Museo Brucke di Berlino, e dal soprintendente
di Roma Claudio Strinati, e' nata sotto l'Alto Patronato del
Presidente della Repubblica, e' stata promossa dal Comune
di Roma con la Fondazione Antonio Mazzotta, in collaborazione
con il Ministero dei Beni Culturali. Inaugurata il 5 ottobre
2002 sara' visitabile fino al 2 febbraio 2003 e, merita il
viaggio.
Sandro Barbagallo
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Via San Pietro in Carcere - Fori Imperiali - tel. 06/3225380,
fax. 06/68806565
orario: 9,30-19,30 sa do e fest. 9,30-20,30
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