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La quarantina di opere di Holbein il Giovane esposte al Mauritshuis dell’Aia evidenziano la sua statura di ritrattista, capace di rendere sublime un genere minore come il ritratto. Gran parte delle opere esposte proviene dalle collezioni reali britanniche e, appunto per questo, ha il sapore e il fascino dell’inedito.
Hans Holbein venne definito ‘il primo pittore eminente arrivato il Inghilterra’. A Londra infatti l’artista approdo’ nel 1526, data che si evince da un disegno raffigurante i membri della famiglia di Tommaso Moro. Moro stesso scrisse all’amico Erasmo da Rotterdam: ‘il tuo pittore, caro Erasmo, e’ un artista meraviglioso’. Holbein infatti, aveva conosciuto Erasmo a Basilea, dove il suo successo era stato definitivamente consacrato.
Per l’artista pero’ la città del destino, nel bene e nel male, sara’ Londra dove morira’ di peste nel 1543.
La’ era tornato nel 1531 per eseguire il celeberrimo ritratto dei due ambasciatori Jean de Dinteville e Georges de Selve (datato 1533 e grande assente di questa mostra).
Il primo ritratto di Enrico VIII risale invece al 1536. Enrico, soddisfatto dell’abilita’ del suo artista e confidando nelle sue strepitose capacita’ di cogliere, attraverso la fisionomia, l’anima del personaggio, lo invio’ nel Continente perche’ potesse dipingere alcune nobildonne tra le quali avrebbe scelto la sua nuova sposa (dopo la morte di Giovanna Seymour).
Si racconta anche che, quando l’artista ritrasse il piccolo Eduardo principe di Galles, di solo un anno, fu ricambiato con una coppa d’oro.
Secondo Winckelmann, se il pittore tedesco avesse potuto studiare i modelli classici avrebbe superato colleghi italiani come Raffaello o Tiziano. Ma forse Holbein (nato ad Augusta nel 1497 o ‘98 e morto a Londra nel 1543) non aveva bisogno di un soggiorno piu’ prolungato nella Lombardia leonardesca quando, secondo alcune ipotesi, vi soggiorno’ nel 1517. Osservando oggi la sua opera, appare evidente che all’artista fossero bastati pochi esempi dell’arte italiana per capire come trapiantarla felicemente nella tradizione nordica.
Hans Holbein, fu non solo pittore ma anche incisore. Era figlio di Hans il Vecchio ed aveva cominciato a dipingere nella bottega paterna. Insieme con il fratello Ambrosius lavoro’ a Basilea e a Lucerna dove decoro’ con pitture a fresco la facciata della casa del podesta’. I disegni preparatori e le copie eseguite durante la demolizione dell’edificio rivelano una conoscenza approfondita di soluzioni prospettico-illusionistiche. Poiche’ questi motivi ornamentali erano caratteristici del Rinascimento ‘padano’, questo avvaloro’ l’ipotesi di un prolungato soggiorno dell’artista in Lombardia. A conferma di cio’ basta pensare agli echi leonardeschi che si possono cogliere in alcuni ritratti femminili a mezzo busto come quelli di Venere con Amore e Laide di Corinto.
Ma vogliamo ricordare il capolavoro più importante di Holbein?
E’ il Cristo Morto del Museo di Basilea. Un’opera che per il suo spietato realismo ha impressionato generazioni di artisti, non ultimo Dostoevskij che la cita in ‘Delitto e castigo’. Nel Cristo Morto Holbein rivela una ricerca di verita’ che si spinge ad un rigore quasi scientifico, esasperando quel gusto per l’osservazione distaccata e volutamente oggettiva che caratterizza tutta la sua attivita’ ritrattistica di cui abbiamo un notevole esempio nella mostra dell’Aia.
Sandro Barbagallo
Hans Holbein - Portraitist of the Renaissance
Mauritshuis Museum
L'Aia - Olanda
Fino al 15 novembre
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