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Molti anni fa, forse venti, il Museo delle donne di Berlino organizzò una mostra internazionale intitolata “Al di là delle barriere”.
L’8 marzo scorso, a Roma, nel Complesso Monumentale del Vittoriano è stata proposta una rassegna quasi con lo stesso titolo: “Rompendo le barriere” che continua con “Stacciando i veli – Donne artiste del mondo islamico”.
Una mostra provocatrice, una mostra che potrebbe creare convegni a catena tanti sono i temi che propone al di là dell’impatto visivo delle opere esposte. Ritengo questo avvenimento non solo importante, ma emozionante, se non ci si ferma alla superficie. La tentazione infatti sarebbe quella di giudicare le opere di queste artiste (una a testa) con l’occhio smaliziato e severo di chi ha visto troppo. Mentre, in questo caso, il giudizio è sospeso dal fatto che si conosce troppo poco di quanto accade nella cultura visiva dei ventuno paesi che queste cinquantuno artiste rappresentano. Paesi rigorosamente islamici, dall’Algeria all’Egitto, dall’Iraq alla Giordania, dal Pakistan alla Turchia.
Queste artiste sono presenti per testimoniare la loro verità che, come scrive una di loro, Wijdan Ali, si cela dietro i veli. A volte troppo spessi, a volte troppo trasparenti. Queste artiste sono donne che hanno studiato nei più importanti luoghi dell’arte, in special modo europea. Sono state compagne di Accademia delle nostre artiste a Roma, Firenze, Parigi, Londra, Madrid, a volte anche negli Stati Uniti. Mi sembra importante notare, leggendo le brevi biografie che le accompagnano, che nessuna di loro sia rimasta ferma nel proprio paese, ma ha viaggiato, insegnato, combattuto per una propria idea di arte e cultura.
Il filo conduttore che collega tra loro tutte queste donne che operano nell’arte è l’idea che la cultura possa non solo arricchire gli animi, ma essere portatrice di pace e consapevolezza. Questa mostra itinerante, le cui opere provengono dalla collezione permanente della Royal Society of Fine Arts di Giordania, si ripropone anche di riaffermare i diritti delle donne e la loro individualità.
Nel catalogo si insiste molto sull’intenzione delle mostra di contraddire lo stereotipo occidentale della “donna islamica”. Da più parti si riafferma che il termine “islamico” va inteso nel suo valore culturale più che religioso. Pur provenendo, come ho già detto, da ventuno paesi islamici, queste artiste sono infatti di fede diversa, cristiane, buddiste, induiste, oltre che islamiche. Le loro opere rappresentano tematiche differenti e hanno radici in tendenze dell’arte contemporanea che denunciano la contaminazione di culture autoctone con una cultura più globalizzata. Naturalmente per noi sono molto più interessanti le opere che dimostrano, anche se a volte ingenuamente, un rapporto più stretto con le radici del paese di origine.
Sandro Barbagallo
Complesso del Vittoriano - Roma
“Stracciando i veli: donne artiste dal mondo islamico”
a cura di Carmine Siniscalco
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