a cura di Sandro Barbagallo
   
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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


per contatti, chiarimenti, suggerimenti scrivi ad sceltopervoi@artemania.it
 
 
Livorno 1 Luglio 2003


Lettera aperta dalla 50° Biennale di Venezia

 
 

Premetto che sono da pochi anni entrato come critico nel mondo dell’arte e quindi credo ancora di poter combattere i mulini a vento...
Dopo aver visitato la 50° Biennale di Venezia sono rimasto deluso e scoraggiato. Mi sono sentito preso in giro fin dal titolo ‘...La dittatura dello spettatore...’. Ma quale spettatore?
Lo ‘spettatore’, come tutti sanno, non solo non decide nulla, ma si comporta come un sacco vuoto. Viene riempito di false informazioni, manipolato, eterodiretto. Certo, puo’ scoppiare o rigettare, ma e’ improbabile che si dia alla dittatura. E come potrebbe, dal momento che e’ incanalato in un percorso da brivido? Aste, riviste di tendenza, esposizioni istituzionali, agiografie di artisti pseudo-maledetti. Droga e suicidio = genio e sregolatezza; non sono da sempre i testimonial del vero artista presso il vero collezionista? Per non parlare della melassa di un critichese strapagato con cui sono state montate operazioni multimilionarie riguardanti tendenze obsolete e sciagurate come la Body, la Land, la Minimal, la Povera, intese come Arte naturalmente... Peccato che non siano piu’ di rottura per nessuno anche se magari rompono solo i c. a tutti. Mi chiedo come sia possibile che in nome di un gusto trendy che rasenta l’idiozia si permetta di banalizzare, svalutare, trattare con sufficienza, gli artisti italiani del passato e del presente, che sono i migliori del mondo. Quando vengo a sapere che un disegno di Leonardo costa meno di una serigrafia della Pop Art americana, vorrei poter gridare, come nella nota favola, ‘il re è nudo...’.
Tra le molte cose che non ho digerito di quest’ultima Biennale c’e’ il fatto che non mi e’ sembrato corretto che i telegiornali e lo stesso ministro Urbani applaudissero ‘una massiccia presenza di artisti italiani’.
Ai giardini, nel padiglione Italia, ben nascosti tra artisti di tutto il mondo, Estremo Oriente compreso, ne ho contati solo 3. Tra cui il Leone d’Oro alla carriera Carol Rama, che per i giovani e’ stata molto mal presentata (Ci si sarebbe aspettato una sala che raccontasse il suo percorso e non mezza parete).
Perche’ quando s’incarica un commissario alla Biennale non gli si ricorda che per statuto l’Italia deve informare il resto del mondo su quanto accade oggi negli studi dei suoi artisti? Questa non e’ dittatura dello spettatore, ma assoluta mancanza di democrazia da parte di chi il potere ce l’ha. Del resto il lapsus freudiano del titolo ne e’ una prova!
E’ vero, come ha detto il ministro Urbani, che ‘non abbiamo chiuso le porte a nessuno’, del resto la cultura italiana è sempre stata esterofila, ma tra questo e l’autolesionismo ce ne corre!
Voi che ne pensate?


Sandro Barbagallo