E’ questo il titolo, quasi lo slogan che Robert Storr, direttore incaricato della 52esima Biennale d’Arte di Venezia ha voluto dare alla manifestazione, e che è stato anche il discrimine di scelta di curatori, autori e opere dell’evento.
E per quel che mi riguarda è anche la chiave di lettura che ho voluto utilizzare a posteriori, dalle nostre parti diciamo ‘ a bocce ferme’, ripensando ai 3 giorni di full immersion veneziana. E tirando le somme possiamo dire che il paradosso proclamato nel titolo è calzante o meglio si trasfigura, si trasforma e da semplice idea filosofica diviene mezzo di comprensione e di lettura. Questo perché da un padiglione all’altro nei Giardini, all’Arsenale o nelle innumerevoli sedi cittadine vieni come immerso in una ‘realtà altra’, i 5 sensi appunto sono tutti impegnati, sono tutti come rapiti in un vortice di movimenti, suoni, colori, dimensioni che dalla pura percezione cercano di farti passare oltre, e di dichiarare in modo palese o più nascosto il proprio messaggio, la propria segnalazione, il proprio spunto.
Come osservatore e fruitore sei coinvolto pienamente , vieni attirato a partecipare , quasi tuo malgrado, come al Padiglione Nordico, dove davanti al muro completamente allestito come un enorme ‘tiraasegno’ composto da decine di bersagli non puoi non tentare di tirare una freccetta anche tu,
o non puoi fare a meno di girare la manopola di lucido inox della Doccia di immagini che ti ‘piovono’ addosso,
e certo non riesci a trattenerti dal consultare il ‘sito promozionale’ di una pseudo agenzia turistica che su Internet ti vende ‘meravigliosi’ e particolari viaggi a Bagdad. Denuncia sociale, puro spirito di coinvolgimento, senso di partecipazione, tutto e niente è certo che se si voleva dare centralità allo spettatore, che diviene ormai parte attiva dell’opera ci si è riusciti pienamente. Si può infatti dire che le installazioni sono i mezzi espressivi più usati, ma forse quelli che meglio rappresentano la realtà dei nostri giorni. La realtà quasi onirica di David Altmejd, trentaduenne artista canadese, che mescola nel suo lavoro legno, specchi, fiori plexiglass e capelli, creando figure e mondi fantastici al limite del grottesco.
O quella dai mille volti e mille linguaggi di un’unica esistenza, di Sophie Calle che la Francia ha voluto come sua rappresentante, che da più di vent’anni lavora con i video e con i linguaggi e qui mostra la vita e l’esistenza attraverso le innumerevoli e differenti interpretazioni di esse. O quella realtà che spesso definiamo sommariamente ‘tecnologica’ in cui alcuni nostri semplici meccanismi sensoriali, il soffiare in un bicchiere o lo sbattere di palpebre, vengono riprodotti, ricreati e utilizzati attraverso computer e circuiti, non per mero spirito empirico quanto piuttosto per ricreare stimoli e sensazioni che appunto arrivino dritti ‘alla mente’.
In questo turbinio di immagini, di visioni, di suoni e rumori, ma anche di colori forti e coinvolgenti come si possono vedere al Padiglione della Svizzera o a quello della Danimarca
e a quelli di molti paesi africani, sicuro punto di approdo e quasi di ‘riposo’,senza alcuna connotazione negativa del termine, cerniera tra presente e futuro diventa il ritrovato Padiglione Venezia, riaperto dopo un lungo restauro e che i 3 curatori, tutti italiani, hanno dedicato al grande Emilio Vedova, scomparso da meno di un anno, qui celebrato attraverso una sua enorme opera centrale , intorno alla quale sono esposte 7 grandi opere che un altro grande maestro, Baselistz ha appositamente creato in omaggio a Vedova, suo ispiratore, proprio per questo evento e per questo spazio in pochi mesi. I video che ripercorrono momenti importanti della carriera di Vedova ancor più permettono questo dialogo tra un passato veramente prossimo ed un futuro già iniziato.
Volendo però astenersi da un giudizio di valore che interpreterebbe sempre molto sommariamente ed anche troppo ‘personalmente’ questa 52esima edizione della Biennale, possiamo comunque affermare con Angela Vettese che “ La Biennale di Venezia c’è ancora e ancora conta qualcosa” nel mondo globale dell’arte e delle Biennali tutte, e che ogni visitatore a suo modo, potrà utilizzare uno di quei 5 ‘sensi’ che qui sono stati messi in gioco, per tentare di dare una sua interpretazione della realtà quale essa sia o quale si vuole che sia.
Valeria Ceccanti
52esima Biennale d’Arte di Venezia
Venezia
10 giugno 22 Novembre 2007