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In occasione del 300° anniversario della fondazione di
questa città astratta e premeditata (come
la definì Dostoevskij), si e voluto definire
e storicizzare la presenza dellItalia a San Pietroburgo.
Una presenza che, per la storia di questa citta cosi
utopistica ed incantata, e stata ricca di
fervidi apporti sia architettonici che figurativi e letterari.
E per questa occasione che la Provincia di Roma, in
collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali e lAmbasciata
Federale Russa, ha voluto che oli, acquerelli e disegni, provenienti
dai maggiori musei russi (scelti da un comitato scientifico
di fama internazionale come Claudio Strinati, Vittorio Strada,
Sergej Androsov, Letizia Tedeschi), venissero raccolti per
la prima volta in una mostra, allo scopo di offrire un quadro
polimorfo ed organico della Pietroburgo italiana.
Ma perche, con quale spirito, lo zar Pietro I il Grande
ha fatto nascere dalle inospitali paludi del Baltico una citta-emblema,
rappresentante di una Russia moderna, potenza marittima ed
europea?
A questa domanda risponde Aleksandr Puskin: Da qui minacceremo
noi lo svedese; qui la citta sara fondata, a dispetto
dellarrogante vicino; da natura, qui noi siamo destinati
ad aprir sullEuropa una finestra....
I primi lavori di bonifica e costruzione risalgono al 1703
e saranno lunghi e difficoltosi a causa del terreno malsano
e paludoso del delta del fiume Neva. Ma, superata questa prima
parte, con linizio delle prime opere di urbanizzazione
ha inizio anche limmigrazione di artisti e tecnici italiani,
ritenuti i migliori costruttori dellepoca.

La lista di questi geniali e ricercatissimi architetti ha
inizio col ticinese Domenico Trezzini che, chiamato dallo
zar Pietro I, realizza mirabilmente sia la fortezza che la
cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. Al Trezzini segue il
fiorentino Domenico Rastrelli, chiamato dalla zarina Elisabetta.
Nominato architetto di corte, il Rastrelli divenne il protagonista
assoluto del rinnovamento edilizio ed architettonico della
capitale imperiale. Rinnovamento che, data la sua formazione
sia italiana che francese, fu fastoso e barocco.
Una generazione dopo, con Caterina II, sarà la volta
del romano Antonio Rinaldi che realizzera quel capolavoro
che e il Palazzo di Marmo. A lui seguira il bergamasco
Giacomo Quarenghi che, ormai alla fine del Settecento, sara
il primo interprete del Neoclassicismo in Russia.
Tocchera pero al napoletano Carlo Rossi continuare
la diffusione del gusto Neoclassico, che si concludera
con la costruzione della Colonna di Alessandro nel 1834. Come
abbiamo gia detto, lapporto italiano non sara
solo nellarchitettura, ma anche nelle arti figurative,
oltre che nel collezionismo.
Il percorso della rassegna, infatti, si snoda in quattro sezioni:
la prima riguarda gli architetti con disegni e progetti; la
seconda riguarda i pittori italiani operanti in Russia, come
i ritrattisti Stefano Torelli e Pietro Rotari, o Francesco
Fontebasso, autore dei grandi affreschi del Palazzo dInverno;
la terza e dedicata agli scenografi, come Valeriani,
Galli Bibiena e Gonzaga; la quarta ed ultima alle tele di
artisti italiani presenti nelle collezioni russe.
In questa ultima sezione, tra le tante opere, sono da segnalare
opere di Tiziano, Jacopo Palma il Giovane, Francesco Bassano,
Pompeo Batoni, Sebastiano Ricci, Giovanni Paolo Panini, Alessandro
Magnasco e Jacob Philip Hackert. Opere queste che dimostrano
la ricchezza e la ricercatezza non solo degli zar, ma anche
dellaristocrazia, che aveva seminato incaricati daffari
sia in Italia che nel resto dEuropa. Non a caso sara
proprio dallo spirito collezionista di Caterina II, che avra
origine il Museo dellHermitage.

Nellambito della mostra e stata organizzata una
giornata di studi a Villa Tuscolana a Frascati dove illustri
professori russi e italiani hanno analizzato limportanza,
il significato ed il valore di San Pietroburgo dallanno
di fondazione al periodo bolscevico ad oggi.
Tra i partecipanti di questo simposio italo-russo, Giovanni
Pieraccini, presidente della Fondazione Romaeuropa (promotrice
delle celebrazioni romane per lanniversario di San Pietroburgo)
ha fatto il punto sulle manifestazioni organizzate per loccasione.
Notevole il contributo di Vittorio Strada, ordinario di Letteratura
Russa a Venezia, ha parlato del paradosso di Pietroburgo...
Nata e ideata ed attuata per diventare capitale di un impero
che proprio al tempo della sua fondazione si costituiva. Venuta
alla luce dal nulla, se tale consideriamo la landa nordica
deserta e desolata in cui il suo fondatore volle che sorgesse.
Infine Sergej Averintsev ha parlato dellintellighenzia
pietroburghese nel periodo sovietico, raccontando le idee
personali di una cerchia di intellettuali non conformisti,
arricchite da ricordi di detenzione nei lager e repressioni
varie.
Sergej Androsov ha invece spiegato una sua tesi che dimostra
come Pietro il Grande abbia preso a modello di Pietroburgo,
non Amsterdam, ma Venezia.
A Venezia infatti lo zar si era recato in visita nel 1698
per valutarne la topografia. Così che oggi le piante
delle due citta coincidono in modo speculare.

Meritevoli dunque queste iniziative (la mostra ed il convegno)
che rendono omaggio alla Russia, ma al tempo stesso celebrano
il genio italiano che ovunque ha saputo farsi onore.
Sandro Barbagallo
Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
Fino al 15 giugno 2003
Tel. 06-6780664
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