a cura di Sandro Barbagallo
   
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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


per contatti, chiarimenti, suggerimenti scrivi ad sceltopervoi@artemania.it
 
 
Livorno 16 Giugno 2003


San Pietroburgo e l’Italia (1750-1850)

Il genio italiano in Russia

 
 



In occasione del 300° anniversario della fondazione di questa ‘città astratta e premeditata’ (come la definì Dostoevskij), si e’ voluto definire e storicizzare la presenza dell’Italia a San Pietroburgo. Una presenza che, per la storia di questa citta’ cosi’ ‘utopistica’ ed incantata, e’ stata ricca di fervidi apporti sia architettonici che figurativi e letterari.
E’ per questa occasione che la Provincia di Roma, in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali e l’Ambasciata Federale Russa, ha voluto che oli, acquerelli e disegni, provenienti dai maggiori musei russi (scelti da un comitato scientifico di fama internazionale come Claudio Strinati, Vittorio Strada, Sergej Androsov, Letizia Tedeschi), venissero raccolti per la prima volta in una mostra, allo scopo di offrire un quadro polimorfo ed organico della Pietroburgo ‘italiana’.
Ma perche’, con quale spirito, lo zar Pietro I il Grande ha fatto nascere dalle inospitali paludi del Baltico una citta’-emblema, rappresentante di una Russia moderna, potenza marittima ed europea?
A questa domanda risponde Aleksandr Puskin: ‘Da qui minacceremo noi lo svedese; qui la citta’ sara’ fondata, a dispetto dell’arrogante vicino; da natura, qui noi siamo destinati ad aprir sull’Europa una finestra...’.
I primi lavori di bonifica e costruzione risalgono al 1703 e saranno lunghi e difficoltosi a causa del terreno malsano e paludoso del delta del fiume Neva. Ma, superata questa prima parte, con l’inizio delle prime opere di urbanizzazione ha inizio anche l’immigrazione di artisti e tecnici italiani, ritenuti i migliori costruttori dell’epoca.


La lista di questi geniali e ricercatissimi architetti ha inizio col ticinese Domenico Trezzini che, chiamato dallo zar Pietro I, realizza mirabilmente sia la fortezza che la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. Al Trezzini segue il fiorentino Domenico Rastrelli, chiamato dalla zarina Elisabetta. Nominato architetto di corte, il Rastrelli divenne il protagonista assoluto del rinnovamento edilizio ed architettonico della capitale imperiale. Rinnovamento che, data la sua formazione sia italiana che francese, fu fastoso e barocco.
Una generazione dopo, con Caterina II, sarà la volta del romano Antonio Rinaldi che realizzera’ quel capolavoro che e’ il Palazzo di Marmo. A lui seguira’ il bergamasco Giacomo Quarenghi che, ormai alla fine del Settecento, sara’ il primo interprete del Neoclassicismo in Russia.
Tocchera’ pero’ al napoletano Carlo Rossi continuare la diffusione del gusto Neoclassico, che si concludera’ con la costruzione della Colonna di Alessandro nel 1834. Come abbiamo gia’ detto, l’apporto italiano non sara’ solo nell’architettura, ma anche nelle arti figurative, oltre che nel collezionismo.
Il percorso della rassegna, infatti, si snoda in quattro sezioni: la prima riguarda gli architetti con disegni e progetti; la seconda riguarda i pittori italiani operanti in Russia, come i ritrattisti Stefano Torelli e Pietro Rotari, o Francesco Fontebasso, autore dei grandi affreschi del Palazzo d’Inverno; la terza e’ dedicata agli scenografi, come Valeriani, Galli Bibiena e Gonzaga; la quarta ed ultima alle tele di artisti italiani presenti nelle collezioni russe.
In questa ultima sezione, tra le tante opere, sono da segnalare opere di Tiziano, Jacopo Palma il Giovane, Francesco Bassano, Pompeo Batoni, Sebastiano Ricci, Giovanni Paolo Panini, Alessandro Magnasco e Jacob Philip Hackert. Opere queste che dimostrano la ricchezza e la ricercatezza non solo degli zar, ma anche dell’aristocrazia, che aveva seminato incaricati d’affari sia in Italia che nel resto d’Europa. Non a caso sara’ proprio dallo spirito collezionista di Caterina II, che avra’ origine il Museo dell’Hermitage.


Nell’ambito della mostra e’ stata organizzata una giornata di studi a Villa Tuscolana a Frascati dove illustri professori russi e italiani hanno analizzato l’importanza, il significato ed il valore di San Pietroburgo dall’anno di fondazione al periodo bolscevico ad oggi.
Tra i partecipanti di questo simposio italo-russo, Giovanni Pieraccini, presidente della Fondazione Romaeuropa (promotrice delle celebrazioni romane per l’anniversario di San Pietroburgo) ha fatto il punto sulle manifestazioni organizzate per l’occasione. Notevole il contributo di Vittorio Strada, ordinario di Letteratura Russa a Venezia, ha parlato del ‘paradosso di Pietroburgo... Nata e ideata ed attuata per diventare capitale di un impero che proprio al tempo della sua fondazione si costituiva. Venuta alla luce dal nulla, se tale consideriamo la landa nordica deserta e desolata in cui il suo fondatore volle che sorgesse’.
Infine Sergej Averintsev ha parlato dell’intellighenzia pietroburghese nel periodo sovietico, raccontando le idee personali di una cerchia di intellettuali non conformisti, arricchite da ricordi di detenzione nei lager e repressioni varie.
Sergej Androsov ha invece spiegato una sua tesi che dimostra come Pietro il Grande abbia preso a modello di Pietroburgo, non Amsterdam, ma Venezia.
A Venezia infatti lo zar si era recato in visita nel 1698 per valutarne la topografia. Così che oggi le piante delle due citta’ coincidono in modo speculare.


Meritevoli dunque queste iniziative (la mostra ed il convegno) che rendono omaggio alla Russia, ma al tempo stesso celebrano il genio italiano che ovunque ha saputo farsi onore.


Sandro Barbagallo


Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
Fino al 15 giugno 2003
Tel. 06-6780664