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Sembra incredibile ma Roma non aveva ancora mai ospitato una mostra di Toulouse-Lautrec. Film, libri, sceneggiati hanno parlato di questo artista leggendario. Hanno spettegolato sui suoi vizi e sull’infermità che lo rese nano, sulla nobilta’ del suo casato e sulla sua vita fuori dalle regole. Geniale e maledetta.
Raramente e forse solo per gli addetti ai lavori si e’ sottolineato quanto rivoluzionaria e ‘moderna’ fosse stata la sua pittura. Per non parlare dell’invenzione di una tecnica innovativa quale la litografia (letteralmente stampa su pietra) che rivoluziono’ la pubblicita’ del tempo.
I manifesti di Lautrec, riprodotti su vasta scala, divennero un mezzo per l’epoca insolito per richiamare l’attenzione del pubblico. Nessuno avrebbe pero’ immaginato quanto quelle immagini di ballerine e cantanti, acrobati e domatori avrebbero influenzato il gusto, diventando emblema di un’intera epoca.
Tornando alla mostra che si tiene al Vittoriano di Roma fino al prossimo 8 febbraio, bisogna sottolineare una doppia coincidenza: non solo e’ la prima che si tiene a Roma, ma e’ anche la prima volta che Lautrec visita questa citta’ che nei suoi trentasei anni di vita non vide mai.
La rassegna romana e’ ricca non solo di opere su carta, ma di tele ad olio difficilmente reperibili. Il pubblico potra’ cosi’ vedere da vicino i temi prediletti da Lautrec: gli artisti della vita notturna parigina di fine Ottocento (indimenticabile Aristide Bruant), l’atmosfera di Montmartre con le sue case di tolleranza in cui il peccato ha il profumo casalingo ed affettuoso di un interno borghese. E poi lavandaie e stiratrici, bistrot dalla luce giallastra e dai nomi scaramantici come le Chat Noir, le Moulin Rouge, le Lapin Agile.
Ma, a latere della pur preziosa e geniale produzione grafica, non va trascurata la qualita’ pittorica di questo grande artista. Ve ne sono alcuni egregi esempi in questa mostra. Basta vedere i vari ritratti di Carmen che, con il suo volto luminoso di rosa, splende come una brace sul fondo scuro della tela. O ancora l’arguto ritratto del pittore ed amico Gremin, di cui Lautrec coglie un’espressione introversa e come allarmata.
Infine, il dipinto che ritrae la contessa Adele de Toulouse-Lautrec, madre dell’artista. Ritratto eseguito nel 1883 quando il pittore non aveva ancora vent’anni e frequentava a Parigi lo studio di Cormon. L’apparente freschezza del dipinto, e’ in contrasto con la posa ieratica e severa del soggetto. Insolita e’ la gamma cromatica di bianchi, grigi e celesti che forse rimandano per analogia alle ‘belle ortensie’ che circondavano la signora madre mentre il figlio la dipingeva (come essa stessa racconta in una lettera).
Tele queste che mostrano i due lati tipici dell’artista: quello caricaturale, graffiante e veloce, che con due tratti di penna descrive un personaggio e quello sapiente e meditato che rivela, coi tempi lunghi della pittura, il segreto di un’anima.
Il ricco catalogo edito a Skira si avvale di un prestigioso comitato scientifico in cui brilla come sempre la risolutiva presenza di Maria Teresa Benedetti.
Sandro Barbagallo
Fino all'8 febbraio 2004
Complesso del Vittoriano, Roma
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-23.30; domenica 9,30-20,30
Per informazioni: tel. 06/6780664
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