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Quando nel 1976 Simona Weller scrisse le prime, appassionate note biografiche su Deiva De Angelis, si può dire che il ricordo della grande pittrice dei primi del ‘900 stesse maturando come un buon vino. Ma, già da allora, la scarsezza delle informazioni che riguardavano Deiva Terradura, nata a Farneto, frazione di Gubbio, forse nel 1885, era disperante.
Più che meritoria dunque la piccola mostra personale organizzata da Lela Djokic Titonel nella Nuova Galleria Campo dei Fiori. Finalmente pubblico ed intenditori hanno avuto modo di ammirare una ventina di oli, molti dei quali inediti, poiché custoditi in gelose collezioni private. Purtroppo a questa mostra mancano i capolavori (i nudi e l’autoritratto col cappello) che hanno reso così intrigante per gli appassionati la pittura di questa artista.
Un destino strano e persecutorio ha reso misteriose tutte le date importanti della vita di Deiva. Non si sa esattamente la data di nascita ma nemmeno quella della morte. Anche se ci sono testimonianze che è avvenuta a Roma in Via Brunetti nel 1925. Così si “presume ma non si sa”, tutto ciò che la riguarda e che è arrivato a noi per via orale. Si “presume” che ebbe una relazione con il pittore inglese William Walcot, il quale, nel 1903, ne fece la sua modella e amante e la condusse con sé a Londra e a Parigi. Da questo viaggio la giovane Deiva (scappata da una povera casa contadina umbra) tornò acculturata e pronta ad affrontare la pittura da autodidatta. Con forza, originalità, risultati virili, che tutti i compagni del suo gruppo (da Efisio Oppo a Spadini, da Anton Giulio Bragaglia a Ardengo Soffici, Socrate e Pasquarosa) le riconobbero. Erano gli artisti di Villa Strohl-Fern, l’incantevole isola d’arte a due passi da Piazza del Popolo, acquistata da un ricco pittore-mecenate che popolò il parco di studi per i suoi amici. Fu appunto qui che Deiva ebbe il proprio studio con Efisio Oppo, in quel momento suo compagno.
Il nome d’arte De Angelis le deriva da un non documentabile matrimonio con l’avvocato pugliese Alfredo De Angelis, che le restò vicino fino alla morte nel 1925. Come nel più classico copione degli “artisti maledetti” anche la vita di Deiva De Angelis rischia di prevaricare la sua opera, legata alle suggestioni dei fauves visti a Parigi.
Ma vorrei ricordarla con le parole di Anton Giulio Bragaglia che ne parla per una mostra alla Casina Valadier del Pincio: “Con Oppo, con Socrate, con Spadini, Deiva formò una brigata quadra, che pur senza ledere la persona artistica dei singoli, componesse come una piccola falange di battaglia, che marciò decisa contro gli ostacoli del vecchiume, in cerca della sua luce e della sua vittoria… Ella godeva la vita, amava le brigate, il chiasso, la buona tavola, la vita di notte, i discorsi in tema d’arte tenuti da gente spregiudicata e bene armata, le liti durate sei ore e i pranzi che si protraggono al mattino. A un tratto ella spariva, andava a Ponte Mollo, in campagna. Tutti i casolari verso Bracciano avevano quadri di Deiva lasciati là per gli ultimi tocchi. Ella preferiva i paesaggi freddi o quelli autunnali… Quando alcuni amici avanguardisti si fecero neoclassici (ndr. Il famoso ritorno all’ordine) ritornarono e ci imposero la loro roba, Deiva bofonchiò: Sti ritorni, sti ritorni! Sai dove ritorno io? A Ponte Mollo!”.
Notevole il catalogo della mostra, primo strumento di studi sull’artista, in cui spicca un notevolissimo e poetico saggio introduttivo di Duccio Trombadori.
Sandro Barbagallo
Nuova Galleria Campo dei Fiori
Via di Monserrato, 30
00186 Roma
tel. 06-68804621
fino al 5 marzo 2005
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