a cura di Sandro Barbagallo
   
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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


per contatti, chiarimenti, suggerimenti scrivi ad sceltopervoi@artemania.it
 
 
Livorno 25 Febbraio 2003

Gaspare Vanvitelli e l’origine del vedutismo
 
 



Tutti sappiamo chi è Gaspare Vanvitelli ed almeno una volta abbiamo avuto sotto gli occhi una delle sue bellissime vedute di Roma o di Venezia.
Eppure, nonostante la sua notorietà (sembra incredibile) non solo è stato poco studiato, ma questa è la prima mostra interamente a lui dedicata.
Eppure le opere di Vanvitelli sono nei più importanti musei del mondo e vengono battute a suon di milioni di euro dalle grandi case d’aste.
Sono stati questi i motivi che hanno spinto Fabio Benzi (direttore del Chiostro del Bramante) ad organizzare una mostra che mettesse nel giusto risalto storico e analitico una delle figure più importanti della Storia dell’Arte tra Seicento e Settecento.
Di Gaspar van Wittel (Amersfoort 1652 – Roma 1736) si sa che venne avviato alla pittura fin da adolescente e che, dopo essere stato nella bottega di Mathias Withoos, appena ventenne, nel 1674, si trasferì a Roma dove disegnò una cinquantina di vedute topografiche per Cornelis Meyer, un ingegnere idraulico olandese che stava studiando la possibilità di rendere navigabile il Tevere da Perugia a Roma.
Soprannominato inizialmente “de Toorts” (la Torcia) dal gruppo degli artisti olandesi a cui si era legato verso il 1675, fu successivamente chiamato “Gaspare dagli occhiali” per l’uso che ne faceva per dipingere i particolari delle sue vedute.
La mostra è stata una delle più suggestive e visitate della stagione romana. Le ragioni sono quasi banali perché arrivando al Chiostro del Bramante dalla vicina piazza Navona le opere del Vanvitelli aggiungono un occhio alla sensibilità dello spettatore. In particolare colpiscono coloro che amano passeggiare per il centro storico di Roma, coloro che attraversano a piedi il Ponte degli Angeli lasciandosi alle spalle Castel Sant’Angelo, che si avviano nei vicoli voltandosi indietro per rivedere la cupola di San Pietro, insomma, tutti coloro che continuano a scoprire il centro storico come gli artisti del Grand Tour.


Quando nelle sale della mostra il pubblico solleva le lenti di ingrandimento che permettono di gustare i particolari dei quadri e viaggiare nel tempo, comincia il gioco dei rimandi: questa facciata è ancora uguale, qui oggi c’è una scalinata, ma davvero al Colosseo c’erano le pecore?
Ciò che poi colpisce sono i colori: i rossastri delle terre, i verdi dell’erba, gli ocra della polvere che circondavano i palazzi, ancora oggi vanto della città. Quant’erano più belle quelle carrozze dipinte di azzurro e decorate d’oro con pariglie di cavalli bianchi delle macchinette che riempiono di smog gli stessi luoghi.
Ma, in questi quadri così importanti per ritrovare gli angoli spariti di celebri città come Roma, Venezia, Verona o Napoli c’è anche un particolare senso dell’ora che sarebbe piaciuto a de Chirico e ai suoi cieli verde turchese. I momenti del giorno non sono mai casuali, ma fanno pensare ad un’alba, a un crepuscolo, a quella luce dorata che rimanda al fervore febbrile del pittore.


Vanvitelli annota tutto: rovine e architetture aristocratiche, muri scalcinati e cespugli, prospettive regali e scarpate fitte di rovi, dove ignoti viandanti si fermano a parlare tra loro, immortalati nei secoli.
“Viaggio in Italia” potrebbe essere il sottotitolo di questa incantevole mostra. Incantevole e preziosa perché, come abbiamo detto, gran parte di queste opere sono rimaste sepolte per troppo tempo nelle penombre discrete di antichi e nobili palazzi.


Sandro Barbagallo
Gaspare Vanvitelli e l’origine del vedutismo
Chiostro del Barmante – Roma fino al 9 febbraio
Museo Correr – Venezia fino a maggio 2003