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Tutti sappiamo chi è Gaspare Vanvitelli ed almeno una
volta abbiamo avuto sotto gli occhi una delle sue bellissime
vedute di Roma o di Venezia.
Eppure, nonostante la sua notorietà (sembra incredibile)
non solo è stato poco studiato, ma questa è
la prima mostra interamente a lui dedicata.
Eppure le opere di Vanvitelli sono nei più importanti
musei del mondo e vengono battute a suon di milioni di euro
dalle grandi case daste.
Sono stati questi i motivi che hanno spinto Fabio Benzi (direttore
del Chiostro del Bramante) ad organizzare una mostra che mettesse
nel giusto risalto storico e analitico una delle figure più
importanti della Storia dellArte tra Seicento e Settecento.
Di Gaspar van Wittel (Amersfoort 1652 Roma 1736) si
sa che venne avviato alla pittura fin da adolescente e che,
dopo essere stato nella bottega di Mathias Withoos, appena
ventenne, nel 1674, si trasferì a Roma dove disegnò
una cinquantina di vedute topografiche per Cornelis Meyer,
un ingegnere idraulico olandese che stava studiando la possibilità
di rendere navigabile il Tevere da Perugia a Roma.
Soprannominato inizialmente de Toorts (la Torcia)
dal gruppo degli artisti olandesi a cui si era legato verso
il 1675, fu successivamente chiamato Gaspare dagli occhiali
per luso che ne faceva per dipingere i particolari delle
sue vedute.
La mostra è stata una delle più suggestive e
visitate della stagione romana. Le ragioni sono quasi banali
perché arrivando al Chiostro del Bramante dalla vicina
piazza Navona le opere del Vanvitelli aggiungono un occhio
alla sensibilità dello spettatore. In particolare colpiscono
coloro che amano passeggiare per il centro storico di Roma,
coloro che attraversano a piedi il Ponte degli Angeli lasciandosi
alle spalle Castel SantAngelo, che si avviano nei vicoli
voltandosi indietro per rivedere la cupola di San Pietro,
insomma, tutti coloro che continuano a scoprire il centro
storico come gli artisti del Grand Tour.

Quando nelle sale della mostra il pubblico solleva le lenti
di ingrandimento che permettono di gustare i particolari dei
quadri e viaggiare nel tempo, comincia il gioco dei rimandi:
questa facciata è ancora uguale, qui oggi cè
una scalinata, ma davvero al Colosseo cerano le pecore?
Ciò che poi colpisce sono i colori: i rossastri delle
terre, i verdi dellerba, gli ocra della polvere che
circondavano i palazzi, ancora oggi vanto della città.
Quanterano più belle quelle carrozze dipinte
di azzurro e decorate doro con pariglie di cavalli bianchi
delle macchinette che riempiono di smog gli stessi luoghi.
Ma, in questi quadri così importanti per ritrovare
gli angoli spariti di celebri città come Roma, Venezia,
Verona o Napoli cè anche un particolare senso
dellora che sarebbe piaciuto a de Chirico e ai suoi
cieli verde turchese. I momenti del giorno non sono mai casuali,
ma fanno pensare ad unalba, a un crepuscolo, a quella
luce dorata che rimanda al fervore febbrile del pittore.

Vanvitelli annota tutto: rovine e architetture aristocratiche,
muri scalcinati e cespugli, prospettive regali e scarpate
fitte di rovi, dove ignoti viandanti si fermano a parlare
tra loro, immortalati nei secoli.
Viaggio in Italia potrebbe essere il sottotitolo
di questa incantevole mostra. Incantevole e preziosa perché,
come abbiamo detto, gran parte di queste opere sono rimaste
sepolte per troppo tempo nelle penombre discrete di antichi
e nobili palazzi.
Sandro Barbagallo
Gaspare Vanvitelli e lorigine del
vedutismo
Chiostro del Barmante Roma fino al 9 febbraio
Museo Correr Venezia fino a maggio 2003
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