a cura di Sandro Barbagallo
   
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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


per contatti, chiarimenti, suggerimenti scrivi ad sceltopervoi@artemania.it
 
 
Livorno 13 Febbraio 2003

L’alchimista di Parma
 
 


Chi era dunque il pittore-alchimista che a causa della sua passione fu incarcerato per non aver terminato un affresco?
Francesco Mazzola, più noto come Parmigianino, nasce a Parma nel 1503 e muore, coi suoi segreti di alchimista, nel 1540 a Casal Maggiore (Cremona).
È figlio d’arte, sono infatti pittori Pier Ilario e Michele suoi zii, Filippo suo padre, Zaccaria il fratello maggiore, Girolamo Bedoli col figlio Alessandro suoi cugini. Una famiglia e una bottega che sa riconoscere ed apprezzare con umiltà il genio precoce del giovane Francesco a cui cede volentieri commissioni importanti. Già nel 1522 il precoce talento affresca tre cappelle in San Giovanni Evangelista a Parma, mentre nella stessa chiesa Correggio, maturo e celebre, sta terminando di decorare la volta della cupola.
Pochi anni dopo Clemente VII invita il giovane a Roma per affrescare alcuni appartamenti pontifici. L’arrivo dei lanzichenecchi però e la città in fiamme spingono alla fuga l’artista. Nel 1527 lo ritroviamo a Bologna dove dipinge numerose pale d’altare e quadri su commissione privata. A Bologna la sua pittura matura tutte le caratteristiche dei suoi colleghi, i grandi manieristi come Rosso, Pontormo, Bronzino ecc. Ma un nodo misterioso, una sorta di deviazione spirituale, impediscono al pittore di approfondire la propria arte. Al punto che, quando nel 1531 riceve l’incarico di affrescare la chiesa civica della Steccata, a Parma, dopo un’iniziale entusiasmo, abbandonerà l’impresa. Inadempienza che, dopo otto anni, gli costerà una condanna al carcere. In realtà l’artista appare come drogato dalla passione per gli studi alchemici e in questo periodo la sua pittura acquista una sorta di astrazione enigmatica.


Riuscito a fuggire dal carcere, dipinge alcuni capolavori come “La madonna dal collo lungo”, “Cupido che fabbrica l’arco” e “Antea” (opere queste che si possono ammirane nella mostra di Parma).
Antea, o ritratto di giovane donna, merita un discorso a parte. Per secoli inventariata come “L’innamorata del Parmigianino”, questo quadro risulta misterioso e incantevole almeno quanto quello della Gioconda leonardesca. Anche se Benvenuto Cellini e Pietro Aretino ricordano col nome di Antea una famosa cortigiana, celebre per la sua eleganza, sembra improbabile che Parmigianino abbia dipinto un’etera alla moda con quel viso così fragile, così spirituale, così nobile.


Inoltre la cura con cui indugia sulla stola di martora, i gioielli, il ricco abito di seta, fa più pensare all’omaggio di un aristocratico signore per una donna della propria famiglia: sorella o sposa o figlia che fosse. Un quadro su commissione dunque per una fanciulla dal nome segreto (o simbolico) come Antea? Chissà... questo ritratto è comunque una pietra miliare nella produzione dell’artista che qui esprime con grande vigore la propria visione. Visione non solo legata al sottile mistero che circonda tutte le sue figure, ma anche all’interpretazione aristocratica, quasi astratta, di queste ultime. Lineamenti nobili, mani affusolate che fioriscono sui polsi sottili, vesti sontuose e quell’inafferrabilità dello sguardo che va dal modello allo spettatore che invano si chiede chi sei, cosa nascondi?
L’appuntamento a Parma per conoscere o rivisitare l’opera del Parmigianino è da scrivere in agenda. Dopo cinquecento anni si potrà verificare, se ce ne fosse bisogno, come un pittore nato e vissuto alla periferia dei grandi centri del Rinascimento sia comunque riuscito ad esprimere un’individualità di prima grandezza.



Sandro Barbagallo

Parmigianino e il Manierismo Europeo
Galleria Nazionale di Parma – Piazza della Pilotta
Fino al 15 maggio 2003
Informazioni tel 199.199.100