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Chi era dunque il pittore-alchimista che a causa della sua
passione fu incarcerato per non aver terminato un affresco?
Francesco Mazzola, più noto come Parmigianino, nasce
a Parma nel 1503 e muore, coi suoi segreti di alchimista,
nel 1540 a Casal Maggiore (Cremona).
È figlio darte, sono infatti pittori Pier Ilario
e Michele suoi zii, Filippo suo padre, Zaccaria il fratello
maggiore, Girolamo Bedoli col figlio Alessandro suoi cugini.
Una famiglia e una bottega che sa riconoscere ed apprezzare
con umiltà il genio precoce del giovane Francesco a
cui cede volentieri commissioni importanti. Già nel
1522 il precoce talento affresca tre cappelle in San Giovanni
Evangelista a Parma, mentre nella stessa chiesa Correggio,
maturo e celebre, sta terminando di decorare la volta della
cupola.
Pochi anni dopo Clemente VII invita il giovane a Roma per
affrescare alcuni appartamenti pontifici. Larrivo dei
lanzichenecchi però e la città in fiamme spingono
alla fuga lartista. Nel 1527 lo ritroviamo a Bologna
dove dipinge numerose pale daltare e quadri su commissione
privata. A Bologna la sua pittura matura tutte le caratteristiche
dei suoi colleghi, i grandi manieristi come Rosso, Pontormo,
Bronzino ecc. Ma un nodo misterioso, una sorta di deviazione
spirituale, impediscono al pittore di approfondire la propria
arte. Al punto che, quando nel 1531 riceve lincarico
di affrescare la chiesa civica della Steccata, a Parma, dopo
uniniziale entusiasmo, abbandonerà limpresa.
Inadempienza che, dopo otto anni, gli costerà una condanna
al carcere. In realtà lartista appare come drogato
dalla passione per gli studi alchemici e in questo periodo
la sua pittura acquista una sorta di astrazione enigmatica.

Riuscito a fuggire dal carcere, dipinge alcuni capolavori
come La madonna dal collo lungo, Cupido
che fabbrica larco e Antea (opere
queste che si possono ammirane nella mostra di Parma).
Antea, o ritratto di giovane donna, merita un discorso a parte.
Per secoli inventariata come Linnamorata del Parmigianino,
questo quadro risulta misterioso e incantevole almeno quanto
quello della Gioconda leonardesca. Anche se Benvenuto Cellini
e Pietro Aretino ricordano col nome di Antea una famosa cortigiana,
celebre per la sua eleganza, sembra improbabile che Parmigianino
abbia dipinto unetera alla moda con quel viso così
fragile, così spirituale, così nobile.

Inoltre la cura con cui indugia sulla stola di martora, i
gioielli, il ricco abito di seta, fa più pensare allomaggio
di un aristocratico signore per una donna della propria famiglia:
sorella o sposa o figlia che fosse. Un quadro su commissione
dunque per una fanciulla dal nome segreto (o simbolico) come
Antea? Chissà... questo ritratto è comunque
una pietra miliare nella produzione dellartista che
qui esprime con grande vigore la propria visione. Visione
non solo legata al sottile mistero che circonda tutte le sue
figure, ma anche allinterpretazione aristocratica, quasi
astratta, di queste ultime. Lineamenti nobili, mani affusolate
che fioriscono sui polsi sottili, vesti sontuose e quellinafferrabilità
dello sguardo che va dal modello allo spettatore che invano
si chiede chi sei, cosa nascondi?
Lappuntamento a Parma per conoscere o rivisitare lopera
del Parmigianino è da scrivere in agenda. Dopo cinquecento
anni si potrà verificare, se ce ne fosse bisogno, come
un pittore nato e vissuto alla periferia dei grandi centri
del Rinascimento sia comunque riuscito ad esprimere unindividualità
di prima grandezza.
Sandro Barbagallo
Parmigianino e il Manierismo Europeo
Galleria Nazionale di Parma Piazza della Pilotta
Fino al 15 maggio 2003
Informazioni tel 199.199.100
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