a cura di Sandro Barbagallo
   
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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


per contatti, chiarimenti, suggerimenti scrivi ad sceltopervoi@artemania.it
 
 
Livorno 3 Aprile 2003

Le radici della scultura di Michele Festa
 
 



Da quanto ho potuto vedere nella mostra alla Galleria Lorenzelli di Milano, le radici della scultura di Michele Festa affondano molto lontano. Il tema delle porte (aperte sull’ignoto), della stele (che svetta verso l’infinito), della colonna (che nulla sostiene), denuncia immediatamente un’attrazione-repulsione sia per il vuoto che per un mondo arcaico.
Il vuoto come infinito, come aria, come nulla, che circonda le cose e che l’oggetto-scultura puo’ ridefinire. Puo’, a suo modo, persino esorcizzare. Come? Con gli elementi primari della geometria che l’artista usa, capace com’e’ di controllare, senza cedimenti, lo spazio.


Dopo i Dolmen, dopo gli obelischi, le sculture di Festa evocano un mondo arcaico in cui l’architettura e’ ancora tutta da inventare perche’ le forme si ispirano a cio’ che offre la natura: un albero spoglio (Mondrian docet) o persino certi basalti colonnari prodotti dalla grigia lava dell’Etna.
La struttura della forma di elementi trovati in natura (come fossero oggetti trovati) viene rielaborata e reinventata dallo scultore con la materia che più gli e’ congeniale: l’acciaio ossidato, l’alluminio verniciato, l’acciaio patinato a grafite.
Cosi’ queste sculture, forti ed inquietanti come misteriosi segnali (l’elemento colorato in rosso potrebbe aprire nuove strade) creano un itinerario metafisico all’interno dello splendido spazio della Galleria Lorenzelli, non a caso una delle piu’ antiche o storicizzate di Milano.


‘L’instabilità delle forme nello spazio e il disquilibrio nelle strutture architettoniche: stele, colonna, porta...’ sono non a caso il fulcro della ricerca che Festa ha portato avanti negli ultimi anni. Questo tema che sfida il ‘monumento’ come arredo urbano denuncia tutto il rigore e la qualita’ alta del lavoro di quest’artista ormai settantenne. Dico ‘ormai’ perche’ Festa ha seguito il proprio percorso artistico senza mai farsi vedere a Roma. C’e’ da chiedersi come possa continuare l’assurda dicotomia tra le due grandi capitali dell’arte italiana, Roma e Milano, senza danneggiare sia gli artisti che i critici.
Dopo aver visitato questa mostra milanese mi sembra piu’ che mai urgente creare uno scambio fertile e dialettico tra romani e milanesi. Perche’ non si arrivi all’assurdo che qualche critico romano possa pensare, com’e’ gia’ successo, che Michele Festa (classe 1933) sia un giovane emergente. Cosa che per Festa potrebbe essere un complimento ma per il critico una carenza di informazione non sempre giustificabile.

Sandro Barbagallo

Michele Festa Contrappunti Spaziali
Milano, Galleria Lorenzelli
13 febbraio-17 marzo 2003