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Da quanto ho potuto vedere nella mostra alla Galleria Lorenzelli
di Milano, le radici della scultura di Michele Festa affondano
molto lontano. Il tema delle porte (aperte sullignoto),
della stele (che svetta verso linfinito), della colonna
(che nulla sostiene), denuncia immediatamente unattrazione-repulsione
sia per il vuoto che per un mondo arcaico.
Il vuoto come infinito, come aria, come nulla, che circonda
le cose e che loggetto-scultura puo ridefinire.
Puo, a suo modo, persino esorcizzare. Come? Con gli
elementi primari della geometria che lartista usa, capace
come di controllare, senza cedimenti, lo spazio.

Dopo i Dolmen, dopo gli obelischi, le sculture di Festa evocano
un mondo arcaico in cui larchitettura e ancora
tutta da inventare perche le forme si ispirano a cio
che offre la natura: un albero spoglio (Mondrian docet) o
persino certi basalti colonnari prodotti dalla grigia lava
dellEtna.
La struttura della forma di elementi trovati in natura (come
fossero oggetti trovati) viene rielaborata e reinventata dallo
scultore con la materia che più gli e congeniale:
lacciaio ossidato, lalluminio verniciato, lacciaio
patinato a grafite.
Cosi queste sculture, forti ed inquietanti come misteriosi
segnali (lelemento colorato in rosso potrebbe aprire
nuove strade) creano un itinerario metafisico allinterno
dello splendido spazio della Galleria Lorenzelli, non a caso
una delle piu antiche o storicizzate di Milano.

Linstabilità delle forme nello spazio e
il disquilibrio nelle strutture architettoniche: stele, colonna,
porta... sono non a caso il fulcro della ricerca che
Festa ha portato avanti negli ultimi anni. Questo tema che
sfida il monumento come arredo urbano denuncia
tutto il rigore e la qualita alta del lavoro di questartista
ormai settantenne. Dico ormai perche Festa
ha seguito il proprio percorso artistico senza mai farsi vedere
a Roma. Ce da chiedersi come possa continuare
lassurda dicotomia tra le due grandi capitali dellarte
italiana, Roma e Milano, senza danneggiare sia gli artisti
che i critici.
Dopo aver visitato questa mostra milanese mi sembra piu
che mai urgente creare uno scambio fertile e dialettico tra
romani e milanesi. Perche non si arrivi allassurdo
che qualche critico romano possa pensare, come
gia successo, che Michele Festa (classe 1933) sia un
giovane emergente. Cosa che per Festa potrebbe essere un complimento
ma per il critico una carenza di informazione non
sempre giustificabile.
Sandro Barbagallo
Michele Festa Contrappunti Spaziali
Milano, Galleria Lorenzelli
13 febbraio-17 marzo 2003
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