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Sono ventitre le opere, tappa fondamentale della pittura di Gastone Novelli, visibili nel foyer dell’Auditorium di Roma. Questa mostra merita un viaggio perché è raro poter ammirare un nucleo così imponente di quadri al di fuori dei musei e delle collezioni private.
Vi darò alcune misure di queste opere: un metro e novanta per tre, un metro e settanta per due metri e venti, due metri e venti per tre metri e cinquanta, tanto per avere l’idea dell’importanza di una rassegna che riporta alla ribalta uno dei nostri migliori artisti degli anni sessanta. Poiché Novelli è anche un pittore di frasi e lettere, diciamo di quella che per semplificare si definisce “pittura-scrittura” citerò anche alcuni titoli: Il re del sole (1961), Viaggio nel paese delle meraviglie (1965), La luna e i suoi imitatori (1966), L’Oriente risplende di rosso (1968), Un omaggio al Che (1967) e infine Cancello per sempre la parola (1968). Questo quadro, forse l’ultimo, di quell’anno maledetto a cui si fa risalire il movimento studentesco e una serie di morti premature nel mondo dell’arte. È anche l’anno della partecipazione conflittuale di Novelli alla Biennale di Venezia. Partecipazione sofferta, perché da un lato l’artista avrebbe desiderato dimostrare di essere “il migliore pittore italiano”, dall’altro avrebbe desiderato ricevere il premio della Biennale, ma alla fine si vide costretto a voltare le proprie opere verso il muro. Perché? Forse perché non poteva appagare i due desideri calpestando la propria dignità di uomo e, come disse, “asservendola ai capricci di spregevoli burocrati”.
Purtroppo alla fine di quel dannato sessantotto Gastone Novelli perse la vita in un incidente postoperatorio. Aveva solo quarantatre anni, peccato. La sua pittura era nel pieno di una maturità che si contrapponeva ad altre coeve esperienze informali. Basti ricordare gli ideogrammi (o moduli) di Capogrossi, i segni di Accardi e Sanfilippo, lo spazialismo di Fontana, la materia scandalosa di Burri, la raffinata gestualità di Afro. Ma in quegli anni Novelli aveva assimilato ben altro: l’Art brut dei francesi, la magica cosmogonia di Klee, tanta poesia di avanguardia tra Surrealismo e Dada, fino a risalire ai celebri “colori delle vocali” di Rimbaud.
Un pittore intellettuale dunque, attento alle suggestioni della parola e persino alla sua forma grafica, un pittore che non può rinunciare agli echi evocativi di una frase affinché un quadro si possa, alla lettera, leggere e poi meditare. Un pittore comunque così “pittore” da riuscire a dominare le istanze magmatiche di un’astrazione che faceva della materia allo stato primordiale la propria poetica non a caso definita informale. Un pittore dicevo così pittore da riuscire a dire la sua.
Forse è stato a questo pregio di Gastone Novelli che si deve non solo l’invenzione poetica della sua pittura, ma anche una capacità di sintesi estremamente difficoltosa in un periodo storico di sollecitazioni tra le più contraddittorie. Solo lui poteva riuscire a elaborare in una pittura coerente e compatta frammenti di antiche culture orientali con slogan di piazza, citazioni poetiche con l’impegno politico. Oggi possiamo ben dire che nonostante questo impegno politico le sue opere sono valide in se stesse e soprattutto libere. Anzi, ci appaiono come una sorta di sfida ad altri impegni, ad altri ideologie (per esempio il realismo socialista) che erano alla base del dibattito di quegli anni.
Sandro Barbagallo
Fino al 15 maggio 2005
Auditorium Parco della Musica - Roma
Tel. 06-80241574
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