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Ancora una galleria nuova in via della Vetrina, che sta diventando la strada di culto della cosiddetta arte estrema, sempre a Roma naturalmente.
Stiamo parlando della V.M. 21, diretta da due giovani che da anni si occupano di arte contemporanea. Il nome della galleria non significa, come sembra, vietato ai minori di ventun’anni, ma sta per Micol Veller e Maurizio Minuti.
L’inaugurazione è stata un trionfo, giovedì 21 maggio, con una personale dell’artista danese, italiano di adozione, Thorsten Kirchhoff.
La serata ha visto un’affluenza a dir poco straordinaria a cui, oltre ai soliti mondani, non sono mancati i guru dell’arte romana: da Achille Bonito Oliva a Danilo Eccher, da Lorenza Trucchi a Maria Teresa Benedetti a Ludovico Pratesi, per non parlare di giornalisti come Pasquale Chessa, Marino Sinibaldi, Adele Cambria, Pino Corrias, Paolo Giaccio e Beppe Scaraffia.
Nel coro di curiosità e consensi è stato notato lo spazio allestito con eleganza e con quel tanto di chic minimalista che oggi fa tanto trendy.
Per esempio una stanza era tutta foderata di lamina di alluminio su cui spiccavano due solitari ritratti fotografici in bianco e nero. Mentre in un’altra, dal candore abbagliante, tre grandi quadri apparentemente fotografici (in realtà rigorosamente dipinti in bianco e nero) bloccavano un’immagine tratta da uno dei film del famoso regista degli anni settanta Jacques Tati. Di fronte a questi quadri poi, in un ideale palcoscenico allestito con una pedanina su cui erano incastrati due ombrelli a disegnare un singolare obelisco, ecco un video-clip costruito con fotogrammi tratti dai quattro films più importanti di Tati sulle note ossessive (e assordanti) della canzone 48 Crash.
Peccato che questi film si trovino solo nelle cineteche e siano di difficile reperimento, quindi il loro messaggio e quello dell’artista che li ha usati come proprio mezzo espressivo non arriva tanto facilmente nemmeno alla generazione dei trenta-quarantenni. Ma forse questo nell’economia del lavoro di Kirchhoff non è poi così importante; lo è invece il senso di vuoto, di grigio, di silenzio, di una realtà che non esiste, tanto che l’artista è andato a cercarsela in vecchi film dimenticati.
Sandro Barbagallo
V.M.21 arte contemporanea
Via della Vetrina, 21
Roma
Tel. 06 68891365
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