Si è concluso il workshop di Bruno Peinado, in cui hanno partecipato, spontaneamente e senza selezione, Katia Alicante, anonymous Art Studio, Yari Biscardi, Sandro Bottari, Federico Cavallini, Fabrizio Del Moro, Koroo, Giada Pucci, Francesco Ragni, Michael Rotondi, Gabriele Sedda, tutti giovani artisti del territorio livornese.
Un bel gruppo, eterogeneo per formazione ed espressività, ma che ha saputo fare della propria diversità una ricchezza, lavorando insieme e riuscendo a creare una situazione creativa e conviviale. In fondo la diversità fa parte di Livorno, una città che storicamente si è saputa aprire ai costumi e religioni dei popoli stranieri, accogliendoli e inglobando tutte le loro novità culturali. Oggi questo carattere aperto sembra un po’ sopito e manca quell’apertura al nuovo, e quindi ai nuovi linguaggi espressivi, che ci saremo potuti aspettare. Ma le energie ci sono. Lo dimostrano in più occasioni i giovani artisti livornesi, che non si tirano mai indietro ad un nuovo appuntamento, ad una nuova situazione e quale migliore incontro se non Bruno Peinado? “La mia logica – afferma - é quella della creolizzazione, dell’ibridazione, il mondo è una collisione di immagini. Ho il desiderio di rompere la purezza". Questo desiderio di mescolare culture ed immagini emerge chiaro nelle sue carte, Good Stuff, esposte, contemporaneamente allo svolgersi del workshop, nella Chiesa del Luogo Pio di Livorno.
Un castello di colori e immagini sottratte alla memoria e alle esperienze vissute, dove trova dimora l’emozione della diversità. A contribuire a questo “remix” sono stati gli artisti livornesi che hanno partecipato al laboratorio. Forse il momento di lavoro vero e proprio non è stato quello fondamentale, considerando che il loro compito era semplicemente preparare le basi delle nuove carte, su cui Bruno ha poi dipinto icone ispirate a quella settimana passata insieme. Ma sicuramente l’incontro con un personaggio come Peinado non può non aver lasciato una traccia.
Io li ho incontrati. Di seguito un veloce scambio di battute con alcuni di loro:
ANONYMOUS ART STUDIO (ELENA BERTONI E SIMONE ROMANO)
Avete lavorato e vi siete confrontati con un lavoro di un artista che, almeno ad una lettura immediata, è lontano dal vostro, come è andata?
Anche se a prima vista può non sembrare, il nostro lavoro e quello di Bruno è molto simile. Soprattutto per la ricerca che c’è sotto. Ci siamo subito trovati in sintonia ed il pezzo che è nato in quella settimana lo sentiamo molto vicino.
Infatti sulla vostra carta ha dipinto un maialino, un’icona ricorrente del vostro lavoro…
…Sì, Bruno ha personalizzato la carta con “Piggy”, il maialino dei cartoni, un personaggio che è sempre presente, più o meno virtualmente, nelle nostre opere. Sinceramente senza retorica sentiamo di non dover buttare niente di questo workshop, ci ha arricchiti come esperienza e ci ha insegnato ulteriori metodi di lavoro.
androginy999@hotmail.com
www.statusadv.it
SANDRO BOTTARI
Qual è il ricordo più vivo che ti ha lasciato la settimana di workshop?
Un fecondo scambio di vedute circa le modalità di lavoro adottate dall’artista invitato e quelle dei giovani partecipanti. Da considerare positivamente anche l’apporto di esperienze e conoscenze che Peinado ha offerto in materia di fruizione dei canali del sistema- arte.
E Bruno come persona?
E’ stato ottimo il rapporto instaurato sotto il profilo umano, soprattutto grazie alle sue indubbie qualità di comunicatore e interlocutore attivo: è riuscito a stabilire un dialogo con ciascun giovane artista.
Tu prevalentemente dipingi, ti è piaciuto usare pennelli e colori per un altro artista?
Il coinvolgimento personale al lavoro impostato da Bruno è rimasto circoscritto al livello tecnico in quanto non è stata richiesta una vera e propria partecipazione immaginativa, bensì un sostegno di tipo prevalentemente esecutivo. Questo sicuramente non è il massimo… Comunque l’esito complessivo del workshop può considerarsi positivo se non si pretende di attribuire ad un simile incontro – limitato nel tempo e nelle modalità di condizione e realizzazione – l’impossibile compito di sprovincializzare la provincia, compito già assolto dagli strumenti e dalle occasioni che il mondo quasi globalizzato ci offre ormai quotidianamente…
sanbot@libero.it
KOROO (ANGELO FOSCHINI E LAVINIA GIACOMELLI)
Vi sentite di aver partecipato a qualcosa di importante?
Sì, insieme abbiamo creato un evento, insolito, quanto raro per una città come Livorno, da protagonisti, lavorando per un periodo di tempo importante ad un progetto essenziale da cui è scaturito molto di più di quello che ci aspettavamo. Abbiamo avuto l’opportunità di passare dei giorni a stretto contatto con Bruno e il suo lavoro.
Bruno Peinado a Livorno, che effetti ha avuto?
Per una volta l’arte non è passata lontano dalle nostre esistenze, a Livorno, una città piccola ma dalle grandi “distanze”, quando si tratta di connessioni con l’arte contemporanea. Per questa volta l’evento artistico di Effetto Venezia ha riguardato da vicino tutti quei giovani artisti che hanno voluto partecipare al workshop considerandolo il modo migliore per venire in contatto con un’esperienza diversa dalla propria e da quella locale. E l’artista, questa volta, non l’abbiamo conosciuto solo tramite una fredda stretta di mano durante il vernissage, ma attraverso un vero rapporto di amicizia.
In che modo ha influito questo incontro sul vostro lavoro?
Pensiamo che questo abbia influito in modo determinante sul nostro lavoro. La molteplicità di forme che assume il lavoro artistico di Peinado, la libertà con cui deliberatamente si muove da un progetto all’altro, da una parte all’altra del globo, ha sollecitato in noi la disposizione all’apertura verso nuove prospettive di ricerca e sperimentazione, meno attente alla “riconoscibilità” della nostra produzione ma più orientate verso il valore dell’esperienza.
www.lafucina.com/koroo/
koroomail@tin.it
MICHAEL ROTONDI
Una settimana con Bruno Peinado, che cosa ha significato?
Sicuramente capire il mio lavoro a 360° e sfruttare tutte le possibilità di cui il lavoro stesso dispone per far si che abbia sempre chiavi di lettura differenti che, in ogni caso, si indirizzano verso lo stesso significato...questo è quello che un personaggio come Peinado mi ha trasmesso in questa settimana.
Cosa ti senti di salvare di questo workshop?
Non sò cosa salvare di questo workshop, è difficile per me definire questo un vero e proprio workshop…abbiamo lavorato per un'opera la cui metà, quella metà estetica, è nostra.
Quindi cosa butteresti?
Posso sicuramente affermare che come workshop non è stato proprio il massimo, comunque non voglio dimenticare niente di quello che ho passato con i ragazzi in quei giorni. Sicuramente ho capito cose che vanno al di là del lavoro manuale, grazie a Bruno ed al suo consiglio di "mangiare arte"!!!!
michaelrotondi@hotmail.com
GABRIELE SEDDA
Che effetto ti ha fatto vedere l’immagine di un fotografo degli anni Settanta dipinto sulla carta che hai preparato, come se Bruno avesse fatto un omaggio al tuo lavoro?
Mi ha fatto ovviamente piacere ed è stato come un sigillo posto sul rapporto nato durante il workshop.
C’è qualcosa che ti ha fatto riflettere in questa settimana?
Il contatto diretto che abbiamo avuto con Bruno è stato molto importante per tutti noi, che siamo più o meno della sua stessa generazione. Noi “giovani” artisti livornesi è vero che dobbiamo “dedicarci totalmente ed incondizionatamente all’arte” se vogliamo raggiungere obiettivi ambiziosi ed importanti come i suoi (questo è uno dei punti di riflessione venuto fuori dal confronto con Bruno); ma non sarà anche vero che per far questo abbiamo bisogno di un supporto serio da parte di qualche istituzione che creda in noi (nell’arte contemporanea) e in cui noi possiamo credere, che ci serva da stimolo, che ci dia “possibilità”, che sia per noi un punto di riferimento su cui poter contare?
gabrielesedda@hotmail.com
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Testi e interviste a cura di Alessandra Poggianti
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Foto: Studio Arcimboldo.Livorno