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SARGENT E L'ITALIA

Ferrara - Palazzo dei Diamanti
fino al 6 –01- 2003

Sargent, chi era costui?

Finalmente, dopo quasi ottant’anni dalla morte, una mostra di oltre settanta opere rende omaggio a John Singer Sargent, pittore americano tra i piu’ noti dell’arte tra Otto e Novecento e quasi sconosciuto in Italia.
Eppure Sargent nacque a Firenze (Lungarno Acciaiuoli) il 12 gennaio 1856 da genitori americani appena trasferiti in Italia da Filadelfia.....

 
   
     
   
 
 
   


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MART: UN REGALO DI NATALE VERAMENTE PREZIOSO E SPECIALE.

 
 


Siamo convinti che il regalo di cui stiamo parlando sia certamente uno di quei regali che si sogna da tempo, che si immagina con impazienza, quasi con apprensione, con quella apprensione dovuta alla consapevolezza di aspettare qualcosa di grande,bello e prezioso, da condividere poi con gli amici, con coloro che hanno la nostra stessa passione o che partecipano al nostro stesso lavoro. Un dono che per questo e’ ancor piu’ gradito ed entusiasmante ‘all’apertura’.
Il regalo, a noi e a tutte le generazioni future lo hanno fatto tutti coloro che negli ultimi 13 anni hanno creduto e materialmente lavorato alla costruzione e all’allestimento del nuovo MART (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto), dai progettisti Mario Botta e Giulio Andreolli, alla direttrice Gabriella Belli, al comitato scientifico tutto,

che certamente hanno saputo vedere lontano ed anche guadagnarsi sul campo giorno per giorno la fiducia di tutti gli investitori, la Provincia Autonoma di Trento e Rovereto ‘in primis’, che non solo hanno sovvenzionato l’ingente impresa, ma hanno saputo creare un forte spirito di incitamento anche nei cittadini, tutti coinvolti nell’avanzata dei lavori e nelle speranze future della struttura anche come polo attivatore economico del territorio.
L’impatto con la struttura architettonica, che si misura con la storia e con l’impianto settecentesco di questa parte della citta’, proprio per questo si connnota pienamente ‘contemporaneo’ come lo stesso arch. Botta ha puntualizzato.


Da Corso Bettini, scrutando all’interno dei palazzi Alberti e dell’Annona, si apre un varco e da li’, avvicinandosi di piu’, si e’ come attirati dal gioco di vuoti e pieni circolari della fontana d’ingresso, resa ancor piu’ misteriosa dalle 20 ’Pietre’ di Mimmo Paladino, che crediamo non potessero avere migliore collocazione.


Entrando poi, il gioco di vuoti e pieni, che a prima vista puo’ sembrare semplice, diviene sempre piu’ intrigante soprattutto se lo si legge non solo attraverso i materiali: la pietra di Vicenza, il vetro, l’acciaio, ma se lo si guarda nella sua spazialita’ ambientale legata soprattutto alla natura circostante, gia’ arte di per se’, che viene egregiamente inglobata nell’architettura. Nessuna discrepanza tra contenitore e contenuto, perche’ se grandiosa e affascinante e’ la costruzione, non e’ da meno la scelta delle opere della collezione permanente, per la mostra di inaugurazione, che offrono, grazie alla nuova ‘Formula del Deposito’, una tale qualita’ di oggetti, …da non saper dove guardare e rischiare quasi di perdersi.


Le opere appunto de ‘Le Stanze dell’Arte. Figure e immagini del XX secolo’, mostra inaugurale, che sono veri capolavori facenti parte della collezione del Museo, arricchite da circa 100 opere in prestito da musei Internazionali, sono di qualita’ altissima, spesso da non lasciar spazio alla parola, ma soltanto all’occhio e allo sguardo. Partendo da ‘Primavera delle Alpi’ di Segantini, in prestito da New York, passando per Medardo Rosso, le opere capitali dei Futuristi e la sperimentazione di alcuni maestri del XX secolo,

come Picasso, Leger, Malevic, Exter, solo per citarne alcuni, la mostra prosegue poi con le grandi tappe del primo ‘900 e del secondo ‘900, introdotto dai ‘Sette Savi’ di Fausto Melotti, con opere di Morandi, Licini, Scarpitta, Afro fino alla Pop americana e italiana. Per essere poi attenti alla contemporaneita’ sono state scelte opere di notevole rilievo,soprattutto dalla Collezione Panza, degli anni ’80 e ’90.


Molta cura e’ stata prestata ad ogni cosa, anche agli arredi , e l’impressione che si ottiene dando uno sguardo agli spazi dedicati allo studio e alla didattica, cioe’ l’importante Archivio del ‘900, la Biblioteca, insieme alle altre sale, e’ che il il Museo di Rovereto pone l’Italia tutta, su un piano o meglio un ‘pianeta’, appunto MART parafrasando la pubblicita’, al passo con le grosse strutture internazionali, proponendosi quale cerniera culturale tra i paesi mediterranei e quelli mitteleuropei.
Complimenti quindi al MART e al suo staff e un grosso ‘in bocca al lupo’ per le attivita’ future.


Valeria Ceccanti, staff artemania.it

 


 






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