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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


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INTIMACY: BEYOND MEDIA/OLTRE I MEDIA

 
 


Giunto alla sua settima edizione, il festival curato da Marco Brizzi e organizzato da iMage, si configura ogni anno come un forum interdisciplinare capace di offrire stimoli e codici interpretativi nuovi per comprendere i mutamenti legati allo sviluppo dei new media, in atto sia nella societa’ attuale che nel mondo dell’architettura. Durante i primi 4 giorni, dedicati al congresso internazionale e alle proiezioni degli 86 video selezionati, si sono alternati 12 talk show. Brevi incontri, densi di ospiti di spicco del panorama nazionale e internazionale hanno approfondito in modo sintetico e puntuale, in ambiti tematici diversi, i possibili scenari futuri, esplorando i molteplici spazi, ruoli, negazioni e condizionamenti del tema INTIMACY.

I media negli ultimi trent’anni hanno prodotto importanti modificazioni nella concezione di spazio tradizionalmente intesa; spostamenti nomadi, non luoghi, cyber-spazi stanno modificando inevitabilmente anche gli spazi dell’aggregazione sociale e dell’intimita’. Non solo. Ci troviamo ad affrontare condizioni generalizzate di paura e insicurezza da parte dei cittadini, nelle grandi metropoli come nei piccoli centri di provincia o nelle maglie residenziali delle edge cities; per contrastare i pericoli reali, e la sempre piu’ diffusa condizione psicologica di insicurezza si stanno intensificando azioni di controllo per di piu’ ispirate al modello del panopticon; da qui deriva il crescente ruolo dei sistemi di sorveglianza legati alla pratica di controllo in ogni ambito della vita privata e pubblica, al punto che gran parte degli spostamenti quotidiani di un cittadino medio sono coperti da telecamere. Tali sistemi comportano come conseguenza una radicale riduzione dei diritti individuali, e incidono sulla definizione degli spazi architettonici in generale. Neanche le mura domestiche definiscono piú ambiti di intimita’ o sicurezza, spesso non garantiscono neppure privacy. Da parte di designers e progettisti si avverte l’esigenza di definire lo spazio abitato in modo nuovo, di creare nuove strategie progettuali capaci di risolvere le ansie prodotte dal nuovo organismo urbano contemporaneo. Ansie e fobie generate da un ‘tutti-contro-tutti’, in cui il progetto del quotidiano diventa sostanzialmente guerra preventiva contro tutto cio’ che e’ esterno o ‘altro’. I sensi non sono piu’ considerati dei ricettori, sono blindati, costruiti da prodotti, membrane e filtri di ogni genere, che impediscono ogni tipo di contatto non mediato con l’esterno. ‘La progettazione’ sostiene Anna Barbara ‘diventa un esercizio di gimcana tra paletti, recinzioni, fili spinati, detersivi, preservativi, fonoassorbenze, password, touchscreen...’. Esiste un territorio inesplorato che e’ la progettazione attraverso i cinque sensi. Nel talk ‘Intimate bubble: from simple tech to interaction design’ il pubblico e’ stato introdotto nell’intimita’ degli ambienti modulari interattivi gonfiabili.

L’incontro ha visto la partecipazione di Lapo Binazzi e Gianni Pettena, e ha offerto l’occasione per la proiezione del video della ‘storica’ performance di UFO del 1968 a Firenze; stridente il contrasto 35 anni dopo: un tempo mezzo di contestazione sociale, veicolo di polemica nei confronti delle forme tradizionali dell’architettura, le strutture gonfiabili contemporanee si rivelano oggetti modulari altamente tecnologici, controllabili e programmabili. Queste strutture sono state anche un sensuale leitmotiv, dell’allestimento, su progetto di Avatar architettura e CICCIO Group (Curiosly Inflatable Computer Controlled Interactive Object) delle due sedi espositive, il salone Brunelleschiano dell’Ospedale degli Innocenti, e lo Spazio Alcatraz della Stazione Leopolda. Ed e’ proprio in questi storici scenari che il festival ha presentato le sue prime tre mostre. ABOUT CITIES: municipalities, architecture and the public, curata da Elisabetta Strano, ha offerto una ricognizione sugli strumenti piu’ innovativi adottati delle principali amministrazioni pubbliche italiane per comunicare al cittadino le trasformazioni in corso nelle nostre citta’. All’interno dell’Urban Center del Comune di Firenze sono stati esposti al pubblico importanti progetti che stanno coinvolgendo i comuni di Roma, Bologna, Bolzano, Genova, Firenze e Venezia. L’esperienza degli Urban Center, ormai diffusi in Europa, e che iniziano a essere realizzati anche in Italia, rivelano la crescente volonta’ di creare un dibattito costruttivo tra i diversi soggetti locali. SPOT ON SCHOOLS, a cura di Paola Giaconia, sono stati esposti studi e ricerche sperimentali di 19 tra le principali scuole che hanno esplorato l’influenza dei nuovi media sulla didattica e sulla progettazione. Parallelamente, nella mostra DEEP INSIDE, a cura di Marco Brizzi, 51 studi di architettura hanno realizzato per l’occasione altrettante istallazioni e ambienti interattivi.

Nelle mostre il tema proposto quest’anno e’ stato interpretato in una molteplicita’ di visioni e di suggestioni, offrendo una stimolante riflessione sulla condizione contemporanea. Dal modulo abitativo interattivo gonfiabile proposto dall’Interaction design Institute di Ivrea, ai letti “fatti” e “disfatti” di Architettura Coex, alla “Toilet Performance Hobnob” di Oliver Kunkel, del Department of Hybrid Space, Academy of Media Arts (KHM - Kunsthochschule für Medien) di Colonia.

Colpisce in modo particolare ‘Touch-screen’ di ma0 e tecnovisioni. Touch-screen e’ un dispositivo low-tech che gioca con un altro tipo di intimita’, assimilando il gonfiabile al lenzuolo in cui da piccoli costruivamo la nostra casa nel letto. Il gonfiabile si presenta ironicamente sgonfio e appeso al soffitto, morbido tessuto che intercetta videoproiezioni. Le immagini pero’ possono essere fruite solo entrando fisicamente, immergendosi con tutto il corpo nell’oggetto, e ricavandosi uno spazio per la visione. Spunto per una riflessione ludica su come nella attuale societa’ dell’immagine prevalga il solo senso della vista, Touch-screen e’ un dipositivo sensuale e intimo che trasforma le immagini dei corpi nudi proiettati in qualcosa di realmente fisico e tangibile. Quale puo’, dunque, essere il ruolo del progettista in un contesto contemporaneo in cui sempre piu’ tutti spiamo e osserviamo, siamo spiati, osservati e controllati al tempo stesso? Il compito dell’architettura, come osserva il curatore del festival, ‘giocando sul confine tra spazio pubblico e privato, tra privacy e comunicazione, potrebbe proprio essere quello di creare spazi e luoghi, fisici, o mentali in cui recuperare la nostra intimità’.


Testo a cura di Elisabetta Mori
elisabetta.mori@architettura.it
bettygorf@hotmail.com

 


 






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