Non è certo per puro spirito campanilistico che mi accingo a parlare di una ‘Serata d’Arte’, quale è stata quella del 24 gennaio a Livorno, per la riapertura del famoso Taetro Goldoni, chiuso per restauri da circa 20 anni; ma perché ritengo che sia giusto e doveroso portare all’attenzione di tutti gli appasionati un evento cosi’ importante e unico nelle sue diverse sfaccettature artistiche.
Se infatti l’occasione mondana è stata singolare per la città, perché ha visto il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, livornese, affiancato da ministri, uomini della politica e dello spettacolo, inaugurare la struttura rinnovata, è stata certamente particolare per una messa in scena di ‘Cavalleria Rusticana’ di Mascagni, molto affascinante e per certi versi ‘shoccante’, per chi come i buoni e vecchi livornesi, conosceva assai bene l’opera dal sapore tutto paesano e contadino.
Ed è forse questo il primo vero aspetto ‘artistico’ che a me preme mettere in evidenza.
Infatti una scena che poteva sembrare scarna, scandita dal taglio di fondali e di luce obliqui, riempita soltanto da una grande pedana dai tratti bianchi e grigi di classici rimandi alla piazza rinascimentale, diveniva in realtà quinta rchitettonica fuori tempo e fuori spazio , che trapassando il mero richiamo di chiara memoria ‘dechirichiana’, arriva direttamente alla pura, pulita astrazione del concetto di piazza, come luogo di incontro-scontro di persone, personaggi e attori che in essa vivono, e fanno vivere forti emozioni.
Sicuramente ‘minimalista’ nell’aspetto, ma fortemente emozionante nell’impatto con il ‘pathos’ che gli interpreti canori tutti hanno saputo creare, grazie anche a quei pochissimi oggetti-simbolo utilizzati: la croce trasportata e issata, le fiammelle in mano al coro durante il famoso intrermezzo, il bicchiere e il vino versato in un gesto ‘incipit’ di tragedia, sicuramente teatrali, ma anch’essi riconducibili a molta pittura ‘novecentesca’ e per certi versi simbolista e astratta.
Certamente però, se la musica egregiamente eseguita dall’orchestra e interpretata dai solisti e dal coro ha creato un’atmosfera di indubbio coinvolgimento , questo è avvenuto grazie soprattutto all’ottima acustica e a quel nuovo aspetto architettonico ‘internazionale’ della volta a vetri sostenuta da bracci d’acciaio, riportati al vecchio splendore dal lungo lavoro di restauro eseguito sull’edificio dal 1966 ad oggi.
E sul restauro mi voglio un po’ soffermare perché in esso predominante è stata la ricerca di restituire alla macchina teatrale una unità di funzionamento e di figurazione, cercando in primo luogo di riportare il Teatro Goldoni allo stato in cui lo aveva pensato e costruito l’architetto Giuseppe Cappellini (1812-1876) fra il 1843 e il 1847, eliminando cioè tutti gli interventi che vi si sono succeduti , soprattutto nel nostro secolo. La via scelta è stata quella del restauro conservativo che riportasse il teatro alle origini, pur dotandolo degli accorgimenti necessari allo spettacolo contemporaneo.
L’intervento più significativo e difficile ha riguardato la maestosa copertura vetrata della grande sala (in acciaio, alluminio e vetro) che rendeva il Goldoni unico fra i grandi teatri storici: una “lanterna” sostenuta da robuste armature metalliche e composta da lastre di cristallo, che l’architetto Cappellini aveva sperimentato, suscitando l’ammirazione dei contemporanei, in modo che potesse avere una funzione diurna, oltre che notturna, per poter sfruttare al massimo la luce del sole.
La volta trasparente, che nel 1931 era stata coperta per problemi di manutenzione, è stata ripristinata in modo che il cielo possa far parte dello spettacolo: è previsto naturalmente un sistema di tendaggi che oscurano la struttura quando è necessario.
Sicuramente, entrando nel teatro e gettando uno sguardo intorno, l’occhio è colpito dalla precisione con cui sono state recuperate le decorazioni della sala, le dorature le specchiature e quant’altro sia a corredo di un buon teatro ottocentesco; ma alzando anche di poco la testa, la vista è colpita proprio da questo groviglio di tubi e cristalli a forma quasi ellittica che in prima istanza sembra quasi allontanarsi dall’immagine di un teatro qualsiasi, ma che piuttosto richiama alla mente strutture, diciamo cosi’, piu’ ‘industriali’, di quegli ambienti industriali ottocenteschi, adesso molto spesso recuperati proprio per le loro valenze architettonico-costruttive. E a volersi spingere ancora un po’ piu’ in là, guardando di sotto in su’ la ‘lanterna’ del Goldoni e lasciando vagare la mente il rimando puo’ certo andare al groviglio di tubi che affascinano e quasi soffocano chi si trovi sotto la Tour Eiffel a Parigi o vicino ai vari Padiglioni delle Esposizioni Universali d’oltralpe.
Avveniristica costruzione per l’epoca quindi, questa del Cappellini, soprattutto per l’utilizzo che ne è stato fatto in un ambiente di spettacolo, e interessantissimo recupero quello oggi effettuato per la restituzione alla comunità di un cosi’ singolare edificio.
E se durante questi anni, spesso molti si sono chiesti, se e come procedessero i lavori di restauro, a causa di qualche battuta di arresto per il reperimento degli ingenti fondi necessari, adesso possiamo ritenerci piu’ che soddisfatti per il lavoro compiuto e portato a termine cosi’ brillantemente. Perché sicuramente è stato restituito alla città non solo un edificio unico e straordinario in sé, ma certamente uno strumento culturale che insieme agli edifici adiacenti (vedi il Ridotto del Goldoni) sanno già oggi e si spera sappiano anche in futuro, essere portatori non solo di spettacolo ma di Arte in senso lato.
Valeria Ceccanti
ceccanti@artemania.it
Note tecniche sul Restauro:
Nel 1990 il Comune di Livorno acquisisce il Teatro Goldoni, fino ad allora di proprietà privata e nel 1996 inizia il restauro. Il progetto definitivo è stato redatto, in piena sintonia con la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Pisa, dalla struttura tecnica del Comune di Livorno diretta dall’Ing. Paolo Domenici , che si è avvalso di un gruppo di tecnici coordinati dall’ Arch.Giuseppe Dipietrantonio e della collaborazione dell’Arch. Giuseppe Milanesi (libero professionista)
Note tecniche su ‘Cavalleri a Rusticana’:
Opera prodotta dal CEL-Teatro di Livorno
Orchestra e coro Città Lirica diretta dal Maestro Massimo De Bernart
Regia Marco Gandini
Scenografie Italo Grassi
Costumi Maurizio Millenotti