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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


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Livorno tra innovazione e progresso: il giardino paesaggista

 
 

Nell’estetica del giardino, la seconda meta’ del XVIII secolo segna un capitolo di fondamentale importanza nella comprensione evolutiva del paesaggio italiano.
La categoria formale del giardino al’’italiana, che per secoli rappresento’ l’unico modello di progettazione ambientale per ville e palazzi signorili, venne soppiantata, proprio nel corso di questo secolo, dal piu’ attuale modello a’inglese.
La nuova tipologia compositiva si era imposta in Inghilterra a seguito di un’accesa querelle tra letterati, filosofi e architetti paesaggisti (i famosi improvers) che, in antagonismo col modello francese, consideravano la Natura come opera perfetta, artisticamente compiuta, archetipo di bellezza assoluta e spontanea. Contemporaneamente, l’idilliaca visione della campagna romana ritratta nelle tele di Claude Lorrain, che affascino’ e attrasse i protagonisti del Grand Tour, diffuse la categoria estetica del ‘Pittoresco’ e con essa il modello di Landscape Garden.
Come aveva scritto Alexandre Pope: ‘All gardening is landscape painting’, e fu proprio questa pittura di paesaggio ad avere un ruolo di primo piano sulla nuova formulazione del concetto di giardino, delineando gli spazi e gli ambiti della sua rappresentazione.
In Italia pero’, il gusto per la ‘maniera anglosassone’ fu ostacolato dalla secolare tradizione del giardino all’italiana che condiziono’ fortemente la nuova tipologia dando vita spesso a ibridi in cui la progettazione paesistica si tradusse in una mera sovrapposizione al modello formale.
Nella terra dei Lorena in particolare, e’ l’uscita della Raccolta di Vedute e Prospettive del Real Giardino di Boboli, pubblicata a Firenze nel 1783, su disegni di Giovan Battista Lottini, Michele Loi, Pasquale Cioffi e Giovanni di Boillou che sancisce la sostanziale svolta di gusto della committenza fiorentina verso tematiche paesistiche piu’ attuali. L’adesione alla nuova tipologia europea del giardino informale e’ sostenuta infatti a Firenze da un’aristocrazia colta e ambiziosa che proprio nell’architettura romantica del giardino paesistico identifica il proprio status. Le grandi famiglie anche straniere come i Demidoff, i Favard, i Lardarel, che soprattutto grazie alla moderazione del governo lorenese si erano attivamente inserite nell’economia fiorentina, diventano, nei primi anni del XIX secolo, le principali interpreti del nuovo gusto europeo. Il giardino-paesaggio e’ visto da questa elite come il manifesto programmatico della carica sociale rivestita e si tende, soprattutto attraverso il ricorso all’uso autorevole delle fonti antiche e dei motivi allegorici, a dare un’immagine credibile e significativa del nuovo potere raggiunto.


Se a Pisa la passione per la scienza orticola aveva contagiato nobili ed aristocratici come il cavalier Schibis, nel cui giardino della villa a Pugnano nascevano splendide varieta’ di susine, o il signor Massei proprietario di una bella collezione di pesche nel giardino della casa in via San Martino, anche a Livorno l’attenzione che aristocratici e uomini di cultura riservano sempre piu’ spesso per i nuovi jardins d’acclimatation, dimostra il generale clima di ‘entusiasmo floreale’ che per tutto l’Ottocento rappresento’ una vera moda locale. L’ambientazione a ‘cielo aperto’ delle numerose specie provenienti da climi e ambienti geografici diversi fu infatti facilitata, nella citta’ labronica, dall’esistenza di una solida classe mercantile che curo’ personalmente l’immissione delle nuove varieta’. Enrichetta Rodocanacchi, per esempio, moglie del ricco commerciante dalmata Francesco Mimbelli, si fece interprete del nuovo gusto naturalistico, introducendo espressamente per il proprio giardino di Villa Mimbelli grandi varieta’ di piante di alto e basso fusto, alcune delle quali, come il Pino australiano e le Canne del Tonchino, assai rare e ricercate. I Rodocanacchi, una delle piu’ note famiglie della ricca borghesia cittadina si posero come gli antesignani del moderno gusto paesistico inserendo nello splendido parco all’inglese della loro villa di Monterotondo giganteschi esemplari di Cupressus macrocarpa (alberi originari della California). A questi esempi e’ da aggiungere anche l’interessamento dei Lazzara verso specie specificatamente floreali: nell’attuale villa Maria, un tempo con possedimenti assai piu’ estesi di quelli odierni, la famiglia disponeva di ben quattro serre dislocate in vari punti della tenuta dove si conservavano ben centodieci piante di chenzia che rappresentarono per molti anni il vanto dei discendenti. Senza contare le molteplici piante esotiche immesse nel parco di Villa Fabbricotti nell’ultimo decennio dell’Ottocento, dall’industriale carrarese Bernardo Fabbricotti o la bellissima serra che campeggiava nella tenuta dei Maurogordato con tanto di passerella in ferro battuto posta alla sommita’ della copertura della veranda, dalla quale era possibile godere un’impareggiabile vista dall’alto delle specie floreali esotiche conservate.
Indubbiamente il forte contributo ad una spiccata diffusione del genere paesistico lo si deve in Toscana come a Livorno alle recenti scoperte scientifiche che alimentano una serie di iniziative di ricerca e di studio alle quali non sara’ estranea neanche la successiva propaganda granducale. Il proliferare sul territorio labronico di parchi e giardini con matrice informale e’ infatti connessa, in questo periodo, con l’incidenza del nuovo sistema culturale che favorisce l’analisi sperimentale e l’indagine naturalistica.


Il manoscritto del botanico Pietro Antonio Micheli, presentato nel 1706 al granduca Cosimo III, aveva inaugurato il principio indiscusso del riscontro concreto ed oggettivo del fenomeno naturale sul territorio. Alla luce delle nuove scoperte nel campo della botanica e della geologia, le tradizionali descrizioni dei resoconti dei viaggi e delle esplorazioni dei ‘naturalisti-viaggiatori’ si arricchirono di interessanti indagini relative non solo alla morfologia del luogo ma anche alle condizioni naturali e alle attivita’ umane delle regioni analizzate. In questo contesto lo studio flogistico e botanico acquisto’ una particolare importanza nella definizione del nuovo gusto romantico del giardino.
L’Index plantarum quae juxta Liburniurbem nascuntur (1708) del botanico Vallisnieri, si pose in quest’ottica come l’antesignano della piu’ matura ricerca paesistica tardo settecentesca, anticipando in un certo modo il piu’ approfondito metodo scientifico delle Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana dal celebre Giovanni Targioni Tozzetti con il quale l’indagine naturalistica raggiunse, per ampiezza d’interessi e acutezza di osservazioni, la sua massima espressione. Anticipando i magazzini enciclopedici con intenti riformistici del successivo periodo Leopoldino, anche la stampa locale prese a trattare, con ‘spirito di verità e di ricerca’, gli argomenti ‘più vari’ e ‘quelli tutti diretti alla pubblica utilità’
Con la specifica finalità di presentare al pubblico la ‘lettura di quelle cose utili e preziose che si pongono a benefizio della società, il giornalismo letterario degli anni Cinquanta si impegno’ nella diffusione di una cultura marcatamente illuminista, nella quale lo studio delle fenomenologie naturalistico-scientifiche giocò un ruolo non secondario nella formulazione del nuovo concetto di giardino.
Ancor prima della famosa terza edizione dell’Encyclopedie, comparsa negli anni 1770-79 proprio a Livorno, il panorama cittadino si mostrava quindi gia’ maturo per la diffusione di quei caratteri del nuovo gusto di sensiblerie naturalistica e botanica. Il successivo apporto enciclopedico, di fatto non realizzera’ nessuna significativa innovazione nel campo della composizione paesistica più di quanto in realta’ non fosse gia’ stato istituito.

Marina Pieri Buti

 


 






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