La nostra rubrica, in questi anni ha dato conto di ricerche, studi, novità, e tecnologie rivolte all’Arte a 360°, e per questo ci è sembrato doveroso rendere omaggio anche da queste pagine ad Annarosa Garzelli, Storica dell’Arte di spicco nell’universo non soltanto accademico, sia in ambito italiano che internazionale. Abbiamo chiesto perciò alla Dott.ssa Francesca Masi, dell’Università di Pisa, che negli ultimi anni è stata la sua più diretta collaboratrice ed è stata vicina alla Professoressa fino alla fine, di scrivere un breve ritratto professionale di Annarosa Garzelli, perché rimanga vivo il valore culturale ed umano di questa figura di studiosa e di donna.
Scompare Annarosa Garzelli, Professore Ordinario di Storia dell’Arte Medievale presso l’Univeristà di Pisa.
Annarosa Garzelli è scomparsa lo scorso 23 settembre, ma scomparso certo non è il prestigio dei Suoi contributi dedicati prevalentemente all’arte toscana tra tredicesimo e quindicesimo secolo.
Nata a Livorno, ma residente a Firenze da moltissi anni, Annarosa Garzelli negli ultimi anni amava fermarsi sempre più nella sua città natale fino a pensare di passarvi lunghi periodi vicino alla sua famiglia, al suo amato mare e con un sogno: di aprire un giorno un ‘Centro Studi sul Medioevo’.
Annarosa Garzelli era conosciuta a livello internazionale per i suoi risultati scientifici. Allieva di Carlo Ludovico Ragghianti a Pisa dopo la laurea compie il Perfezionamento in Storia dell’Arte presso la Scuola Normale Superiore. Già nel 1964 è assistente alla Cattedra di Storia dell’arte Medievale e Moderna; dal 1971 riceve l’incarico di insegnamento di ‘Archeologia e Storia dell’Arte Medievale’ e dal 1974 di ‘Storia dell’Arte Medievale’; dal 1981-82 consegue la nomina a Professore Straordinario per la Cattedra di Prima fascia di Storia dell’Arte Medievale e Moderna, ottenendo poco dopo la nomina a Professore Ordinario di Storia dell’Arte Medievale e Moderna, optando poi per la Cattedra di Storia dell’Arte Medievale.
Tra gli aspetti più peculiari della sua complessa personalità si ricordano in particolare l’intelligenza non comune, la grande intuizione, la poca facilità al compromesso e una straordinaria sincerità che sapeva suscitare, dopo i primi imbarazzi e le iniziali apprensioni, un profondo rispetto e una grande simpatia.
I suoi interessi storico-artistici sono stati davvero ampi. Rivolti soprattutto all’arte toscana, i suoi contributi (tra cui numerosi volumi) hanno costituito, quasi sempre, gli spunti per nuove ricerche, a cominciare dalle pubblicazioni giovanili rivolte alla architettura (Il Duomo di Grosseto, Firenze 1967) e alla scultura (Sculture toscane nel Dugento e nel Trecento, Firenze 1969), temi comunque che la studiosa tornerà ad affrontare negli scritti degli ultimi anni della sua attività: Nicola Pisano e i cistercensi nel Duomo di Siena (Milano 2000), Componenti lombarde nelle facciate lucchesi fra XII e XIII secolo. San Giusto, San Cristoforo: dal Maestro di Adamo ed Eva a Guidetto (Milano 2004), fino alla monografia sul Fonte del Battistero di Pisa. Cavalli, arieti e grifi alle soglie di Nicola (Pisa 2002), solo per ricordarne alcuni.
Annarosa Garzelli si era occupata anche di oreficeria, di smalti, di ricami, tra i suoi contributi più significativi: L’attività artistica del Pollaiolo, Botticelli, Bartolomeo di Giovanni nel settore del ricamo (Firenze 1973); La cassetta dei decreti del Concilio di Firenze. Un problema della oreficeria fiorentina del Quattrocento (Firenze 1973); Smalti nelle botteghe fiorentine del Quattrocento: Donatello, Antonio Pollaiolo, Francesco Rosselli, Paolo di Giovanni Sogliano (Pisa1984).
Dal 1974 al 1980 compie ricerche presso “The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies” di Villa “I Tatti” sull’arte fiorentina del Rinascimento prima come “fellow” e successivamente come “Associated Researche”. I suoi studi più celebri sulla miniatura fiorentina del Rinascimento - che l’hanno resa nota in tutto il mondo – nacquero in questo momento: La Bibbia di Federico da Montefeltro: un’officina libraria fiorentina, 1477-1478 (Roma 1977) – splendida bibbia fatta miniare a Firenze in due volumi dal duca di Montefeltro e di recente edita in facsimile da Panini – e la Miniatura fiorentina del Rinascimento - 1440-1525. Un primo censimento (Firenze 1985), due monumentali volumi pubblicati dalla Regione Toscana e presentati al pubblico dal grande critico Federico Zeri. I due volumi in realtà avrebbero dovuto costituire la prefazione al catalogo storico-critico- ancora inedito – che dà notizia di circa milleduecento codici (con bibliografia, attribuzioni, provenienze, indici per località e per artisti). Risalgono a questi anni le riflessioni condotte sui complessi rapporti tra pittura fiamminga e pittura italiana: Roger van der Weyden, Hugo van der Goes, Filippo Lippi nella pagina di Monte (Napoli 1984); Sulla fortuna del Gerolamo mediceo del Van Eyck nell’arte fiorentina del Quattrocento (Firenze1984), interessi mai abbandonati come testimonia il recente contributo dedicato a La Madonna del Louvre di Domenico Ghirlandaio (Firenze 2003).
Tra i suoi lavori più importanti e purtroppo non terminati ricordiamo una ricerca frutto di indagini pluridecennali condotte sulla pittura fiorentina del Duecento, data alla stampa solo in minima parte: Miniature fiorentine del Dugento (1974), Protogiotteschi ad Assisi e a Firenze (1974), Per una lettura del Giudizio Universale (1982) e la voce Coppo di Marcovaldo nell’Enciclopedia dell’Arte Medievale (1994).
Questo lavoro avrebbe dovuto costituire un’opera d’insieme, un momento di intensa e profonda riflessione nata in una fase della vita in cui, come ella stessa era solita dire: “tutto acquista una maggiore chiarezza”. Tutto questo è stato crudelmente interrotto, ma rimane ciò che ha scritto e rimarrà alle generazioni future, alle generazioni degli studenti che si accosteranno ai suoi testi fondamentali, a quegli stessi studenti a cui Lei ha dedicato la vita.
Francesca Masi