In varie occasioni gli spazi di ‘Approfondimenti’ di artemania.it, hanno documentato di realizzazioni progettuali che vedono le nuove tecnologie abbinate all’archeologia e al restauro per la migliore fruibilita’ di un partimonio eccezionale altrimenti non visitabile e non visibile.
E’ quello che si vuol fare anche questa volta, raccontando cosa si puo’ vedere eccezionalmente ancora fino alla fine di Dicembre a Vulci, e lo si fa attraverso le parole della Dott.ssa Anna MariaMoretti, Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio.
“Gli affreschi della Tomba François, monumento solo eccezionalmente accessibile, restano ancor oggi un episodio unico fra le pur numerose, straordinarie testimonianze restituiteci dall’Etruria. In questa mostra il pubblico italiano può ammirare, per la prima volta nella sua interezza, il ciclo pittorico della tomba vulcente, ora restituito ad una maggiore leggibilità grazie all’accurato recentissimo restauro. I celebri affreschi pertinenti alla tomba dei Saties, illustri esponenti dell’aristocrazia di Vulci, sono stati per l’occasione ricollocati su un modello al vero che riproduce l’atrio del grandioso monumento funerario scoperto da Alessandro François nel 1857 e ancor oggi visibile. Asportati nel 1863 dal supporto originario, i dipinti confluiti nella collezione Torlonia, ora a Villa Albani a Roma, costituiscono un ciclo unitario che si articola innanzitutto in distinti episodi di contenuto mitologico ispirati all’epos omerico. A questi con una sequenza narrativa cui è affidato un preciso messaggio ideologico, risultano contrapposti altrettanti quadri “storici” che, narrando le gesta di eroi etruschi, intendono celebrare le glorie di Vulci e con esse i nobili proprietari del sepolcro.
Questa mostra ha un altro pregio, quello di restituire, sia pur temporaneamente, i dipinti a quel contesto territoriale dal quale nel lontano 1863 sono stati definitivamente separati; la scelta di collocare l’esposizione nel cortile del Castello della Badia, sede del Museo Archeologico di Vulci, infatti non solo offre all’iniziativa una suggestiva ambientazione ma consente soprattutto di ricollegare idealmente il ciclo pittorico al suo monumento di origine, l’imponente Tomba dei Saties che, ubicata nella necropoli di Ponte Rotto a poca distanza dal Museo, è agevolmente raggiungibile.
Realizzare il progetto non è stata peraltro impresa facile: ottenuto il liberale consenso dei privati proprietari, gli eredi Torlonia, che mi è gradito ringraziare, i tempi necessariamente strettissimi si sono dovuti coniugare con un progetto reso particolarmente complesso dalle specifiche condizioni microclimatiche indispensabili ad una corretta conservazione degli affreschi. La soluzione espositiva, ideata dall’architetto Luciana Di Salvio della Soprintendenza Archeologica, è stata realizzata dalla società Meloni Fabrizio srl, mentre il sofisticato impianto di climatizzazione progettato e realizzato dalla Orel srl è stato preliminarmente sottoposto all’esame dell’Istituto Centrale del Restauro.
L’esposizione di Vulci, ove figurano tutti i frammenti del fregio animalistico, come pure il volto a rilievo di Caronte che ornava il lacunare del c.d. Tablino, risulta inoltre ulteriormente arricchita grazie ai frammenti di intonaco dipinto rinvenuti alla fine degli anni ’20 del Novecento da Raniero Mengarelli e da Ugo Ferraguti, successivamente confluiti nelle collezioni del Museo Archeologico di Firenze. Pertinenti alle pareti dell’atrio, essi offrono un ulteriore significativo contributo alla lettura del ciclo pittorico.
Queste in sostanza le premesse, le ragioni e i contenuti dell’esposizione che si può effettivamente definire un evento fuor dell’ordinario: corredata da un’agile guida rivolta al grande pubblico, la mostra rappresenta infatti un obbiettivo importante non solo per la conoscenza di questa testimonianza eccezionale, ma anche per la promozione e valorizzazione di un territorio caratterizzato da straordinarie valenze paesaggistiche e archeologiche quale è quello di Vulci.
Quanto si è fatto, che ha comportato uno sforzo economico straordinario (il costo finale dell’iniziativa supera i 350.000 euro), non sarebbe peraltro stato possibile senza la forte collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale ed i Comuni di Montalto di Castro e di Canino, tutti impegnati, con ruoli e competenze diverse nella promozione e valorizzazione del Parco Archeologico Ambientale di Vulci, la cui gestione è affidata a Mastarna, società a capitale pubblico privato. “
Info: http://www.zetema.it