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Sandro Barbagallo

Nato a Catania nel marzo 1973, si e' laureato in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Universita' di Siena.
E' diplomato alla Scuola Vaticana di Archivistica ed e' esperto di Iconografia ed Iconologia oltre che di Storia del Gusto e dell'Arredamento.
Ha collaborato con il Comune di Roma e di Siena per l'organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea e cura l'organizzazione e la realizzazione di mostre e cataloghi per gallerie private su tutto il territorio nazionale.
Attualmente sta scrivendo un libro di interviste agli artisti che ha incontrato, quali ultimi testimoni del Novecento.


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Il Ritrovamento del Pavimento della Basilica Ulpia

 
 


Ci fa piacere ancora una volta dallo spazio ‘Approfondimenti ‘ di artemania.it dare rilevanza ad una scoperta archeologia ed a un suo restauro.

Infatti, In occasione dei lavori di ristrutturazione effettuati a partire dal 2001 dalla Fondazione Alda Fendi Esperimenti per l’apertura di una galleria presso il palazzo Roccagiovine sono emersi interessanti resti appartenenti alla pavimentazione marmorea della Basilica Ulpia, la più grande mai costruita nell’antica Roma.

Le operazioni di scavo, realizzate dalla Soprintendenza archeologica di Roma con la partecipazione della Fondazione, hanno portato al rinvenimento della più vasta area pavimentale marmorea conservata di tutto il complesso traianeo e hanno permesso di conoscere definitivamente la sistemazione delle lastre e i diversi tipi di marmo utilizzati: giallo antico, pavonazzetto, verde africano. I rinvenimenti riguardano la zona corrispondente al troncone centrale e l’abside orientale della Basilica Ulpia, sotto l’attuale Piazza Foro Traiano e il palazzo Roccagiovine. Oltre alle lastre marmoree sono emersi, sempre in ottimo stato conservativo, le imponenti basi delle colonne e uno dei quattro grossi tondi che dovevano essere posti ai vertici delle due navate più esterne. Tutti questi rinvenimenti contribuiscono a definire la sistemazione della pavimentazione della Basilica Ulpia fornendo un assaggio della grandiosità decorativa dell’edificio.

Il Foro di Traiano

Il Foro di Traiano, l’ultimo e il più monumentale dei Fori Imperiali, è certamente uno dei complessi più importanti dell’antica Roma perché costituisce e rappresenta la grandiosità di un intero popolo e della sua civiltà. Fu costruito su progetto dell’architetto Apollodoro di Damasco tra il 107 e il 112 d.C. per celebrare le vittorie dell’imperatore Traiano sui Daci. La sua grandiosità si deve, oltre che al pregio estetico e alle sue dimensioni, anche alla soluzione adottata per realizzarlo, in quanto, essendo ormai satura di monumenti la zona limitrofa, si arrivò al taglio della sella che univa il Campidoglio con il Quirinale, operazione degna delle più moderne soluzioni ingegneristiche.

Probabilmente, proprio per via della sua maestosità, il complesso traianeo rimase in vita molto più a lungo rispetto ad altri monumenti romani e, anche se agli inizi del IV secolo d.C. il Foro subì la perdita di alcuni dei suoi ornamenti architettonici (riutilizzati nell’arco di Costantino), doveva avere un valore particolare all’interno della città, ed essere sostanzialmente ancora intatto nel 359 d.C., quando l’imperatore Costanzo II, in visita a Roma, ne rimase colpito per la sua bellezza.

La Basilica Ulpia

La Basilica Ulpia, edificio ideato per funzioni giudiziarie e commerciali, oltre che celebrative, risulta essere la più grande tra quelle costruite a Roma, con i suoi 170 metri di lunghezza sull’asse maggiore, per circa 60 metri su quello minore. L’imponente facciata doveva chiudere maestosamente, con i suoi 40 metri di altezza, la piazza del Foro di Traiano, nascondendo così la Colonna, che non doveva essere visibile, se non dagli edifici immediatamente adiacenti. La rappresentazione che abbiamo oggi di ciò che resta del complesso traianeo non rispecchia quindi la visione che si doveva avere in antico e per cui era stato pregettato, ma va addirittura in direzione opposta, posizionando la bellissima Colonna al centro dell’attenzione dello spettatore, questo a svantaggio di tutti gli altri monumenti del Foro, in particolare della Basilica Ulpia, monumento di difficile lettura e comprensione, di cui allo stato attuale rimane ben poco. L’interno era diviso in cinque navate da quattro file di colonne di granito grigio con capitelli corinzi in marmo bianco che giravano anche sui lati minori, quella centrale risulta essere la più grande, con i suoi 25 metri di larghezza. Le colonne di granito che limitavano la navata centrale erano più grandi rispetto alle altre. Su tutti i lati dell’edificio l’ordine inferiore sosteneva un sistema di volte a botte poco profonde che coprivano le navate laterali, queste dovevano sostenere dei matronei coperti. Il secondo ordine presentava colonne in marmo cipollino e in corrispondenza delle navate laterali erano presenti anche qui delle volte che sostenevano però delle terrazze fruibili. La navata centrale proseguiva fino al terzo ordine che serviva a sostenere la copertura del complesso costituita da un tetto realizzato con enormi capriate lignee che attraversava tutta la navata centrale.

Ai due lati del troncone centrale dovevano aprirsi due grandi absidi, larghe circa 25 metri. Quella orientale, stando ai frammenti della pianta marmorea Severiana, doveva ospitare le funzioni che in precedenza si svolgevano nell’Atrium Libertatis, monumento che sorgeva sulla sella che univa il Campidoglio al Quirinale, tagliata proprio in occasione della realizzazione del Foro Traiano.

Restauri, saccheggi e scavi

Nel VI secolo d.C. il complesso traianeo, che suscitava ancora la meraviglia di Cassiodoro, venne restaurato per volere di Decio Mario Venato Basilico praefectus urbi e consul ordinarius (508 d.C.). Mentre nel 600 d.C., al tempo di Venanzio Fortunato, le due biblioteche poste ai lati della colonna servivano ancora da scenario per recitazioni pubbliche. Nel VII secolo, Costante II predò alcuni ornamenti del Foro (in particolare statue), ma il complesso monumentale restò sostanzialmente integro. L’ultima notizia che attesta una certa attività all’interno del Foro Traiano si ha intorno all’800 d.C., come afferma Paolo Diacono nella vita di Gregorio Magno, i monumenti del Foro continuavano a suscitare infatti lo stupore dei contemporanei. I resti della chiesetta di S. Nicola, emersi nel 1906, vicino alla Colonna Traiana, suggeriscono che intorno alla prima metà del IX secolo l’intero complesso cadde in rovina. Da questo momento in poi il Foro venne utilizzato principalmente come cava di materiale, dato il quantitativo e il pregio degli elementi che dovevano essere stati impiegati nel monumento (in particolare peperino e marmo) e dobbiamo immaginare che numerosi devono essere stati i saccheggi subiti. La fase di vita del complesso sotto forma di rudere, quasi interamente interrato, si è protratta fino agli inizi del 1800. Tra il 1811 e il 1814, con l’avvento dei primi scavi francesi, venne individuato e portato in luce il troncone centrale della Basilica ma, nonostante l’inizio dei moderni scavi, le fortune di questo monumento sono state decisamente alterne. Una ripresa delle indagini si è avuta soltanto sotto Mussolini, con lo scavo del quartiere Alessandrino: il complesso risultava indagato a spezzoni scollegati fra di loro fino alla ripresa delle attività di scavo del 2000, che hanno interessato buona parte del Foro di Traiano, e agli ultimi importanti ampliamenti realizzati dalla Fondazione di Alda Fendi, sia sotto Palazzo Roccagiovine, che sotto l’attuale piazza Foro Traiano. Purtroppo, è estremamente difficile cogliere le proporzioni e l’aspetto originario del monumento così smembrato. La stessa Basilica Ulpia, la più grande costruita a Roma (170 per 60 metri, 120 metri senza le absidi) è stata indicata in maniera molto frammentaria per via delle note e consuete problematiche urbanistiche.

Breve relazione sugli interventi di restauro eseguiti

Il coinvolgimento dell’Istituto Centrale del Restauro nell’intervento di restauro e conservazione del pavimento in opus sectile pertinente alla Basilica Ulpia, recentemente scoperto durante l’ampliamento e la ristrutturazione dei locali di proprietà della Fondazione Alda Fendi, risale al mese di febbraio 2004, e si inquadra nell’ambito del rapporto di collaborazione, avviato da anni, con la Soprintendenza archeologica di Roma. Gli interventi, che sono stati inseriti nel programma didattico del Corso di restauro sui materiali lapidei e musivi della scuola dell’Istituto Centrale del Restauro, si sono svolti in due fasi.Durante la prima (aprile-maggio 2004) sono state effettuate operazioni di emergenza nell’area interna al cantiere, al piano delle cantine; la seconda (settembre–novembre 2004), dopo il completamento dell’intervento precedente e la realizzazione della copertura e del confinamento dello spazio, si è svolta principalmente nell’area situata al di sotto del piano stradale prospiciente all’edificio. Gli interventi sono stati preceduti da una accurata documentazione dello stato di conservazione al fine della elaborazione di carte tematiche e della progettazione delle operazioni di restauro. La metodologia seguita è stata quella che l’ICR applica da anni nella conservazione delle aree e dei monumenti archeologici, finalizzata alla conservazione in situ anche dei manufatti più fragili, mediante interventi localizzati e differenziati a seconda dei fenomeni di degrado presenti. Essi sono caratterizzati dall’impiego di materiali di restauro compatibili con i materiali costitutivi originari e dal rispetto per le parti originali dei manufatti, nel pieno recupero dei loro valori storici e artistici. Nel corso del cantiere sono stati eseguiti alcuni prelievi delle malte degli strati preparatori e dell’allettamento delle lastre marmoree al fine di caratterizzare i materiali costitutivi originari e acquisire ulteriori informazioni sulle tecniche esecutive antiche. Al momento attuale l’intervento di restauro non può considerarsi terminato in quanto sono ancora necessarie alcune operazioni da effettuarsi nel grande ambiente ora confinato.

Direzione del cantiere didattico: dott.ssa Maria Concetta Laurenti
Restauratori docenti: Luciana Festa. Daniela Gennari
Hanno partecipato al cantiere didattico gli allievi della Scuola dell÷ICR


Collaboratori scientifici: dott. Pierluigi Bianchetti, dott. Maurizio Coladonato
Documentazione fotografica: Paolo Piccioni



Info: Info@fondazionealdafendi-esperimenti.it

 


 






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